Acilia, uccide la nonna a martellate: 30enne in carcere

0
57

Una tragedia consumata in pochi attimi, dentro un appartamento di Acilia, nell’entroterra di Ostia. È da poco passata l’alba quando Lorenzo Vitali, 30 anni, apre la porta di casa con le sue chiavi e scorge la nonna, Gabriella Armari, classe 1945. La casa è silenziosa, l’odore della notte ancora nell’aria, la macchinetta del caffè calda sui fornelli. Bastano pochi secondi di uno scambio di parole e poi il giovane afferra un martello e colpisce più volte l’anziana, uccidendola senza lasciarle il tempo di reagire. Per gli investigatori non si è trattato di un gesto d’impeto: il numero dei colpi e la violenza testimoniano un accanimento feroce.

Dopo aver ucciso la nonna, Vitali si dirige verso la stanza della madre, infermiera già uscita per il turno mattutino. Qui trova il compagno della donna e lo aggredisce con lo stesso martello. L’uomo riesce miracolosamente a fuggire, scalzo e ferito, fino a un bar non lontano, dove chiede aiuto sotto gli occhi attoniti dei presenti. Sarà proprio lui, “una maschera di sangue”, a raccontare ai soccorritori la furia improvvisa del 30enne.

La fuga di Vitali dura poco. Con il martello ancora intriso di sangue lascia la casa e sale sul trenino diretto a Roma. Gli agenti della Squadra Mobile, intanto, lo individuano grazie alla geolocalizzazione del suo cellulare e raggiungono l’abitazione di via Giuseppe Molteni 265, trovando il cadavere della donna e i pavimenti impregnati di sangue. Ma è lo stesso Vitali, una volta arrivato alla fermata della metro San Paolo, a chiamare il 112 e a consegnarsi: «Venitemi a prendere», dice agli operatori. Non oppone resistenza e racconta di un passato che definisce fatto di “maltrattamenti”.

Davanti agli investigatori e al magistrato, il giovane appare calmo ma confuso. Parla di anni di sofferenze familiari, maltrattamenti subiti da bambino e di un clima difficile in quella casa. Tuttavia, le sue parole non trovano riscontri nelle carte: nessuna denuncia, nessun intervento dei servizi sociali, nessun episodio documentato. Una vita ai margini, con lavori saltuari, una vecchia segnalazione per possesso di hashish e frequenti spostamenti in Svizzera, dove sostiene di avere una compagna e una figlia. La donna verrà ascoltata nei prossimi giorni.

Gli investigatori stanno ora ricostruendo con precisione il movente che ha portato Vitali a compiere un omicidio e un tentato omicidio di tale violenza. La madre del 30enne, sconvolta, è stata soccorsa dopo un malore al rientro dal lavoro. Anche lei verrà ascoltata per comprendere la dinamica familiare che potrebbe aver fatto da sfondo alla tragedia.

Nel quartiere, intanto, i residenti faticano a trovare parole. «Non avevamo mai sentito litigi», racconta una vicina. I titolari del bar che hanno prestato i primi soccorsi al compagno della madre parlano di un uomo «sconvolto e pieno di sangue». Ricoverato all’ospedale Sandro Pertini di Ostia, le sue condizioni sono stabili.

Vitali, trasferito nel carcere di Regina Coeli, sarà interrogato tra lunedì e martedì nell’udienza di garanzia. Gli inquirenti continuano a scavare nella sua storia personale nel tentativo di dare una spiegazione a una violenza che ha distrutto una famiglia e sconvolto una comunità.