Accusato di violenza alla nipotina, il Gip archivia: bambina non attendibile

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Il giudice per le indagini preliminari Mauro Bottone del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico di A.C., residente a Castel Volturno, indagato per presunti abusi sessuali sulla nipotina di cinque anni. Nello stesso fascicolo era coinvolta anche la madre della minore, difesa dall’avvocato Alessandro Cassandra, accusata di aver taciuto gli episodi contestati al padre. Il gip ha respinto l’opposizione avanzata dal padre della bimba, confermando la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura.

Le origini della vicenda

Il caso nasce da una querela sporta da M.A., padre della minore, che aveva denunciato presunti abusi da parte dell’ex suocero ai danni della figlia. Secondo quanto ricostruito dagli atti, l’uomo sarebbe venuto a conoscenza dei fatti durante le festività natalizie, quando la bambina – in visita in Germania – avrebbe confidato alla nonna paterna e alla zia di essere stata vittima di comportamenti inappropriati da parte del nonno.
La conversazione tra la piccola e i familiari sarebbe stata anche registrata, costituendo il primo elemento a fondamento della denuncia.

Le indagini della Procura e le verifiche successive

Il sostituto procuratore Maria Angela Condello, titolare del fascicolo, aveva in seguito richiesto l’archiviazione del procedimento dopo un’approfondita attività investigativa, condotta attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, nonché mediante audizioni protette della minore.
Dall’insieme degli accertamenti, tuttavia, non sarebbero emersi elementi idonei a confermare la veridicità delle accuse oltre ogni ragionevole dubbio.

In particolare, le dichiarazioni rese dalla bambina alla nonna e alla zia non hanno trovato riscontro né durante l’audizione protetta, né attraverso le intercettazioni o le altre attività di indagine disposte dagli inquirenti.
Parallelamente, non sono stati individuati elementi concreti che potessero sostenere l’ipotesi di una condotta omissiva da parte della madre della piccola, accusata inizialmente di non aver denunciato i presunti abusi.

Il rigetto delle misure cautelari e la valutazione del gip

Nel corso dell’inchiesta, la Procura aveva avanzato anche richieste di misure cautelari, ma tali istanze erano state rigettate sia dal gip che dal Tribunale del Riesame, i quali avevano ritenuto insufficienti i gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati.
Una decisione che già allora aveva fatto presagire la difficoltà probatoria del caso, basato essenzialmente sulle dichiarazioni indirette della minore.

Il ruolo del padre e il nuovo incidente probatorio

Dopo la richiesta di archiviazione, il padre della bambina, che nel frattempo esercitava la potestà genitoriale, aveva presentato opposizione, sostenendo che la Procura non avesse adeguatamente valutato le parole della figlia.
Secondo la difesa del genitore, il racconto della piccola doveva essere considerato attendibile, nonostante la giovane età e le limitate capacità cognitive.

Tuttavia, nel corso di un incidente probatorio successivo e di una nuova perizia tecnica, è emerso che le dichiarazioni della minore risultavano fortemente condizionate dal contesto familiare e da un clima di elevata conflittualità tra i genitori, tale da incidere sulla spontaneità e sull’attendibilità dei racconti.

La decisione finale del giudice

Alla luce di tali risultanze, il gip Mauro Bottone ha ritenuto fondata la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero, respingendo l’opposizione del padre.
Nell’ordinanza, il giudice ha evidenziato come le indagini non abbiano fornito riscontri oggettivi alle accuse, né elementi probatori sufficienti a sostenere un’accusa in giudizio.
Il provvedimento sancisce così la chiusura del procedimento penale e la definitiva archiviazione nei confronti di A.C. e della figlia, entrambi liberati da ogni sospetto di responsabilità.

Un caso complesso e un contesto familiare difficile

L’intera vicenda si inserisce in un quadro familiare estremamente delicato, segnato da rapporti conflittuali tra i genitori e da un contesto emotivo instabile. Proprio tale contesto – come rilevato dagli esperti – avrebbe influito sulla narrazione dei fatti da parte della minore, compromettendo la genuinità delle dichiarazioni iniziali.

Il giudice ha sottolineato come, in simili circostanze, la tutela della minore debba rimanere prioritaria, ma debba anche fondarsi su elementi oggettivi e non su interpretazioni potenzialmente influenzate da tensioni familiari o da suggestioni esterne.

Conclusioni

Con l’ordinanza di archiviazione, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere mette fine a un procedimento che aveva destato forte attenzione e sensibilità, restituendo serenità alle persone coinvolte.
Resta l’ammonimento, implicito ma chiaro, sulla necessità di grande cautela nella gestione dei casi che coinvolgono minori, soprattutto in contesti familiari segnati da separazioni e contrasti, dove la ricerca della verità deve procedere di pari passo con la tutela psicologica dei più piccoli.