Accade oggi…Monte Faito – la scomparsa 24 anni fa di Angela Celentano

“In noi è sempre e ancora viva la speranza di poterti rivedere e riabbracciare un giorno. Sicuramente tante cose sono cambiate, tante cose sono successe, ma il tuo ricordo è sempre vivo in noi. Conserviamo gelosamente ogni cosa e ogni ricordo che ci lega a te: il tuo modo di parlare, il tuo modo di correre, la tua curiosità, la tua risata, i tuoi occhietti vispi, le tue espressioni. Ogni cosa di te è impressa dentro di noi e nulla potrà mai portarci via questo, almeno questo. Andiamo avanti, con la forza di Dio dentro, pensando che ogni giorno che passa è un giorno in meno a quello in cui ci rivedremo. Siamo sempre qui, sorellina”:cosi Noemi e Rosa, le sorelle di Angela l’hanno ricordata nel giorno del suo compleanno l’11 giugno scorso.

Angela Celentano – figlia di Catello e Maria Celentano, che erano e sono tuttora membri di una Chiesa Evangelica Pentecostale -, allora aveva tre anni.

Era il 10 agosto del 1996, un sabato, e la Chiesa Evangelica Pentecostale di Vico Equense (Napoli), aveva organizzato come ogni anno – per la fine della scuola domenicale dei bambini – un pic-nic sul Monte Faito, il «gigante verde» della penisola sorrentina. Il luogo dove si trovavano a fare il pic-nic è lo spiazzo antistante i ruderi del castello Giusso,
Il gruppo dei gitanti contava una quarantina di persone tra adulti e minori. Tra di essi c’erano Catello e Maria Celentano e le loro figlie Rossana (6 anni), Angela (tre anni, infatti è nata l’11 giugno 1993) e Naomi (un anno e mezzo).
Catello e Maria Celentano erano «tra gli organizzatori di questo piccolo evento», definito da Maria «un appuntamento fisso, ormai, per il nostro gruppo, la Comunità Evangelica» (Il regalo di Angela, pag. 12,13).

«La mattina scivola veloce, è subito l’ora di mangiare. Angela corre da una parte all’altra del tavolo, come tutti i bambini ha paura di non riuscire a far tutto, che il tempo non le basti, teme di perdersi qualche cosa, il pranzo per i bambini a quest’età è una parentesi fastidiosa, un impiccio, più che altro. Parla, ride, scappa, discute con tutti, la chiamano e la tirano ma non si ferma se non per sistemarsi le scarpe, quando le si
infilano dentro gli aghi di pino, i sassolini. E allora si siede in terra, veloce, se le leva ovviamente senza slacciarle, si passa la manina sotto la pianta del piede, se le rimette ed è subito ritta. (…) ‘Papà, non mi fanno salire sull’amaca …’ mi guarda dal basso in alto, le mani sui fianchi. ‘Non ti preoccupare’ le dico chinandomi verso di lei ‘ti ci riporto io, adesso’. Mi volto un attimo verso il tavolo, su cui si trova una quantità
industriale di cibo. Guardo mia moglie, rido. ‘Maria, ma avete portato tutti insalata di riso?’ ‘No, dai, se vuoi ti faccio un panino’. ‘Ma le bambine hanno già mangiato?’ ‘Sì, loro sono a posto. Hanno mangiato le polpette, i panini anche loro. Chiedi se vogliono altro’. Mi rivolgo di nuovo verso Angela, so che è dietro di me. ‘Angela, a papà …’ le dico allungando la mano senza guardare. Ma non arrivo a toccarla, a sfiorarle i capelli ricci e soffici che mi aspetto di trovare. Mi volto, guardo subito verso l’amaca, mi starà aspettando lì, di sicuro, starà cercando di salire da sola, o è stata distratta da un altro gioco, curiosa com’è. La domanda di Maria mi arriva
sfumata, quasi lontana anche se lei è a pochi centimetri da me, dall’altra parte del tavolo, della tovaglia, dei bicchieri, di quel mare di insalata di riso e di polpette al sugo. Il mio sguardo ha già percorso velocemente più di una volta la radura, i suoi confini, gli alberi, il cordone di felci, i gruppi dei nostri bambini che giocano e mangiano, quando sento la domanda di mia moglie e metto a fuoco finalmente quello che mi sta dicendo. ‘Catello, che cosa ci vuoi nel panino?’ Le rispondo di slancio. ‘Ma quale panino!? Io non vedo più Angela….’» (Il regalo di Angela, pag. 26-27).

Sull’orario della scomparsa di Angela Celentano, benché da più parti si senta dire che sia avvenuta tra le 13 e le 13:30, pare potrebbe essere accaduta ancora prima, infatti su Il Mattino del 15 Agosto 1996: «Nonostante alcune discordanze nel racconto dei testimoni, tra la sparizione della bambina e la mobilitazione di polizia e carabinieri è trascorsa circa un’ora. Alle 13 la telefonata che avvertiva della sparizione, tre quarti d’ora dopo l’arrivo della forza pubblica. Un assiduo frequentatore del centro sportivo, che si trova a qualche centinaio di metri dal luogo del pic-nic, assicura di avere sentito invocare a gran voce il nome di Angela intorno alle 12,45. E’
evidente che prima di dare l’allarme è trascorsa almeno una ventina di minuti di ricerche da parte dei gitanti. Questa ricostruzione consolida la pista di un allontanamento ‘forzato’, del rapimento della bimba. Anche alla luce dei mille, inutili tentativi di ritrovare Angela nei dirupi, nei cespugli, nei cunicoli e tra i sentieri del monte Faito. Al gigante verde si accede da due versanti: da Castellamare e da Vico Equense. Dodici chilometri di tornanti percorribili in auto in mezz’ora. Per l’ipotetico rapitore ci sarebbe stato tutto il tempo di scendere a valle senza ostacoli» (Michele Tanzillo, «E’ in quel filmino la verità su Angela», Il Mattino, 15 Agosto 1996, pag. 4).

Giornate senza fine di ricerche, unità cinofile, elicotteri, tutti si mobilitarono per la piccola Angela.

La prima svolta si ebbe nel luglio del 1999: uno dei fratelli di Catello che si chiama Gennaro viene accusato dai Carabinieri di sequestro di persona in concorso con altre sette persone.
La Stampa diede la notizia in questi termini: «A tre anni dalla scomparsa di Angela Celentano, inghiottita nel nulla in un pomeriggio d’estate, dopo tante piste fasulle e speranze deluse, le indagini tornano lì, dove erano partite. Gli investigatori cercano la verità nei legami familiari, nella comunità evangelica di cui i genitori fanno parte, tra le persone più care e vicine, tutte presenti alla gita maledetta del 10 agosto 1996, il giorno in cui sul Monte Faito la bimba sparì. Un dossier di 150 pagine consegnato venerdì dai carabinieri alla procura di Torre Annunziata accusa uno zio paterno di concorso ‘con persone da identificare’ nel sequestro della bambina, e denuncia per favoreggiamento la figlia sedicenne dell’uomo e due ragazzini, mentre i loro genitori vengono indiziati per averli indotti a non collaborare con gli investigatori. Ma in quel rapporto che
attende di essere vagliato dal magistrato, fra le ragioni di dubbi e sospetti, non c’è ancora una risposta alle sole domande che tre anni dopo davvero contino: chi e perché ha rapito Angela? Qual è stato il suo destino?
Gennaro Celentano, 39 anni, due figlie e un terzo bambino in arrivo, divide con il fratello, Catello, la casa nelle campagne di Moiano, una piccola frazione di Vico Equense. E ieri, il papà di Angela lo ha voluto alla sua tavola per festeggiare un amaro compleanno. Un gesto, chiaro più delle parole, con cui i genitori della bambina hanno voluto dire a tutti: non è tra noi il mostro che l’ha rapita. Ma nel rapporto dei carabinieri, le
troppe reticenze, le contraddizioni e i silenzi diventano la base di una denuncia che punta invece, decisamente, sulla famiglia Celentano. E su alcuni componenti della comunità evangelica – due coppie di
amici, Patrizia Cotana e Catello Pandolfi, Giancarlo Cangiano e la moglie venezuelana Dixie Perez, e i rispettivi figli – che avrebbero taciuto pur conoscendo la verità o la via per arrivare ad essa, come dimostrerebbero intercettazioni telefoniche e ambientali nelle quali i genitori invitano i ragazzini a non dire nulla agli investigatori sulla gita al Faito e la scomparsa di Angela. Niente pedofili in agguato, cancellata l’ipotesi di un traffico di organi, via la pista che vedeva la bimba rapita dagli zingari e costretta a mendicare: per gli investigatori non bisogna cercare lontano. Un’accusa pesante, fondata su una serie di elementi che vedono in Gennaro Celentano il perno centrale, benché non sembri che gli investigatori siano in possesso di prove contro di lui. Fu Gennaro, rilevano i carabinieri, a parlare di sequestro a poche ore dalla scomparsa di Angela, quando tutte le piste erano ancora aperte. E fu sempre lo zio a sostenere di aver dato l’allarme con
ritardo perché il cellulare non aveva campo: circostanza, sostengono gli investigatori, smentita dai tabulati sui quali c’è traccia di telefonate fatte proprio quel pomeriggio. Ma i sospetti dei carabinieri si basano anche su un episodio che la stessa mamma di Angela, Maria Staiano, avrebbe confermato: la figlia di Gennaro, allora tredicenne, il giorno prima della scomparsa della cuginetta, chiese alla zia: ‘Ti immagini se domani rapiscono Angela?’ Per i carabinieri, la ragazzina riferì in questo modo discorsi ascoltati in famiglia, mentre non è credibile la giustificazione del padre, il quale sostiene che la figlia ha facoltà di veggente. Ma al fratello del papà di Angela i carabinieri contestano anche di aver impedito ad entrambe le figlie di continuare ad
avere colloqui con gli psicologi nominati dal magistrato. Lui afferma di averlo fatto indignato dalle domande di un investigatore su una presunta relazione sentimentale con la cognata, la mamma della bimba
scomparsa. Ma di questo argomento i carabinieri sostengono di avere ampiamente parlato con i diretti interessati fin dall’inizio dell’indagine, senza per questo suscitare reazioni. Ed entrano in gioco anche le difficoltà economiche di Gennaro Celentano che avrebbe contratto forti debiti suscitando per questo il sospetto degli investigatori su operazioni poco chiare e non meglio precisati contrasti familiari» (Marietta
Cirillo, «Uno zio accusato del rapimento di Angela», La Stampa, 26 Luglio 1999, pag. 10).

Le indagini su Gennaro Celentano, zio di Angela, saranno poi archiviate. L’archiviazione fu firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torre Annunziata, Angelo Valerio Lanna, su richiesta del PM torrese Andrea Nocera. Il provvedimento siglato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torre Annunziata si concludeva testualmente così: «In tale situazione nebulosa è assolutamente doveroso disporre l’archiviazione del procedimento a carico di Gennaro Celentano».

Nel maggio del 2010 qualcuno ,che si presentava come una ragazza messicana di nome Celeste Ruiz, contattò via mail la famiglia Celentano asserendo di essere lei Angela Celentano, e mandò loro una foto di una ragazza (Maria Celentano parlerà di «una somiglianza incredibile con Angela e con i tratti somatici della nostra famiglia»).
Per oltre un anno Celeste Ruiz si terrà in contatto con i Celentano, ma la vera svolta si ebbe nella primavera del 2017: la foto usata ai scoprí appartenere ad una
donna che si chiama Brissia, che è una psicologa messicana trapiantata in Francia.

Una storia senza fine, una ricerca continua a perdifiato: il Maresciallo dei Carabinieri di Vico Equense, Vincenzo Vacchiano, che indagò su Angela Celentano, affermò: «E’ un mistero. Un rompicapo, anche per noi investigatori» (Nico Pirozzi,
«Angela, la bimba svanita nel nulla», Senza Prezzo, Quotidiano di Napoli, Anno 1, Numero 1, Sabato 2 agosto 1997, pag. 2).

Il fascicolo di inchiesta è stato chiuso solo quest’anno nello scorso mese di marzo.
I genitori di Angela però non intendono smettere di cercala: continueranno a lottare per arrivare alla verità e per dare, finalmente, un senso alla loro sfrenata ricerca.

Antonietta Della Femina