«Nel quartiere fummo i primi ad avere la televisione, uno scatolone era, a me non piaceva tenere quel “mamozio” davanti ai piedi ed inizialmente trovare un centrino che andasse bene sopra è stato veramente difficile. Ero quasi sempre sola in casa e per me dopo poco era un’amica, una compagnia; mi faceva sentire meno sola quando ero presa dalle mille faccende. Carosello era un appuntamento fisso per tutti, tuo padre andava “a letto dopo Carosello” e come lui tutti quanti noi», da un racconto di mia nonna paterna.
Il 3 febbraio 1957 si è avuta la prima messa in onda del programma televisivo su Programma Nazionale (poi Rete 1) della Rai. >>> QUI il primo carosello
Ma cos’era Carosello?
La programmazione consisteva in una serie di filmati (spesso sketch comici sullo stile del teatro leggero o intermezzi musicali) seguiti da messaggi pubblicitari. Non subì grandi interruzioni, né errori per circa vent’anni: poche accezioni tra le quali la morte di papa Giovanni XXIII ,la strage di piazza Fontana, le uccisioni dei fratelli John e Robert Kennedy, etc.
Carosello non era e non poteva essere solo un contenitore di messaggi pubblicitari: numero predefinito di secondi dedicati alla pubblicità, numero predefinito di citazioni del nome del prodotto, numero predefinito di secondi da dedicare allo “spettacolo”.
Il 1º gennaio 1977 andò in onda l’ultima puntata di Carosello; in totale andarono in onda 7.261 episodi.
Quella di carosello era un’Italia da poco uscita dalla depressione post-bellica; boom dei consumi , corsa ad accaparrarsi i simboli del benessere: ed è in questi meccanismi che si spiega la grande fame del noto programma. «La sua messa in onda si è conclusa quando quel mondo fiabesco non era più sostenibile, negli anni di Piombo».
Nonostante il grande successo del format, la pubblicità dopo Carosello è mutata radicalmente. «I budget si sono ridimensionati sensibilmente – afferma Stefano Roffi nel libro “Carosello” edito da Silvana – le produzioni hanno cercato di ottenere il massimo con il minimo sforzo. I filmati di 40 o 50 anni fa erano piccoli gioielli, ora sono per lo più messaggi ripetitivi, spesso noiosi. Si è tornati alle origini, alle prime pubblicità novecentesche, alla filosofia di Toulouse-Lautrec che con l’immagine doveva colpire in pochi istanti. Vince la sintesi. Oggi siamo nella piena realizzazione del mondo futurista, dove tutto è velocissimo».
Antonietta Della Femina

