Accadde oggi: 1923, Howard Carter toglie i sigilli alla camera funeraria del faraone Tutankhamon

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George Edward Stanhope Moyneux Herbert, quinto conte di Carnarvon,si era recato in Egitto nella speranza che il clima asciutto alleviasse le sue difficoltà respiratorie. Una volta nel paese dei Faraoni, la smania di scoprire prese il sopravvento: sebbene Herbert non avesse studiato archeologia, decise di finanziare il lavoro di un giovane archeologo, Howard Carter, il quale era al corrente che nella Valle dei re erano state rinvenute alcune testimonianze ben precise che sembravano ricollegare il nome di Tutankhamon a un particolare punto della valle.

Anni di scavi finché…
Era il 6 novembre 1922, quando l’archeologo ed egittologo britannico, spedì un telegramma a Carnarvon che diceva “Finalmente abbiamo fatto meravigliosa scoperta nella valle -stop- magnifica tomba con sigilli intatti -stop- coperta di nuovo in attesa vostro arrivo -stop- congratulazioni”: aveva trovato l’ingresso della tomba del faraone Tutankhamon.

I lavori di scavo e di ripulitura dell’anticamera furono lunghi e laboriosi, e la cerimonia ufficiale di apertura della tomba fu fissata per il 17 febbraio 1923.
Il giorno prima ci fu l’apertura ufficiale delle camera funeraria.

“Cose meravigliose” – furono trovate in questa anticamera – “il magazzino di attrezzi teatrali di un’opera lirica appartenente a una civiltà scomparsa”.

Una seconda stanza, però, li aspettava: uno alla volta vennero accuratamente rimossi i blocchi in pietra che avevano tenuto il faraone al sicuro per secoli. Quando si venne a creare uno spazio sufficiente Carter si fece porgere una lampada per osservare all’interno: non appena l’oscurità si diradò ciò che apparve davanti a Carter fu quello che sembra un muro d’oro massiccio. Solo quando venne completata la rimozione dei blocchi tutti i presenti poterono constatare estasiati che non era un muro, bensì un gigantesco tabernacolo funerario in legno ricoperto d’oro.


All’apertura vi parteciparono una ventina di persone, ma lord Carnarvon non poté gioire a lungo della sua scoperta: alle ore 1,55 del 4 aprile 1923, tutte le luci del Cairo, la capitale dell’Egitto, si spensero. Nello stesso preciso momento, lord Carnarvon morì di polmonite. Ma non era tutto. A quella stessa ora, a Londra, la cagnetta di Carnarvon cominciò a guaire, si rizzò sulle zampe posteriori e stramazzò morta.
La sua morte diede inizio alla leggenda della maledizione dei faraoni.
Il mito vuole che la tomba fosse protetta da una maledizione fatale: «La morte colpirà con le sue ali chiunque disturberà il sonno del faraone» così recitava l’ammonimento dei geroglifici scritti sul sigillo posto nell’ingresso.

La morte di Carnarvon bloccò i lavori nella tomba fino in autunno e solo in ottobre, dopo aver sistemato la questione della concessione di scavo con gli eredi del Lord, Carter poté dedicarsi alla delicata procedura di apertura dei sarcofaghi. Il tabernacolo venne riaperto, ci si trovò davanti ad un secondo,ad un terzo e poi a un quarto tabernacolo finale che, una volta aperto, diede accesso al sarcofago reale interamente in quarzite gialla. Ad effetto “matrioska” si dovettero aprire altri 2 sarcofagi per arrivare all’ultimo, che era una riproduzione in oro delle fattezze del faraone: gli occhi erano in aragonite e ossidiana, le palpebre in vetro mentre le braccia erano incrociate sul petto con in una mano un pastorale d’oro ingioiellato e nell’altra una mezza frusta anch’essa d’oro.

Carter Morì il 2 Marzo 1939 senza alcun riconoscimento accademico o civile concesso dal Regno Unito: una vera infamia verso l’uomo che ha realizzato una delle più grandi scoperte archeologiche di tutti i tempi.

Antonietta Della Femina