A proposito di Universiadi, ecco il bilancio, non il medagliere…

Mi infilo volentieri nella discussione sollevata dall’amica e collega Barbara Ruggiero su cosa hanno effettivamente lasciato le Universiadi dalle nostre parti e in generale in Campania. Ha perfettamente ragione lei, l’unico lascito vero sogno gli impianti, messi a nuovo grazie ai fondi, ora finalmente in grado di soddisfare le esigenze di città, società sportive, enti di promozione, scuole. A patto, ovviamente, che vi sia manutenzione vera da qui in avanti. Il resto non ha lasciti particolari, al di là delle attività commerciali soprattutto napoletane e degli alberghi con incassi in più. E’ andata persa, anche qui concordo con Barbara, l’occasione di valorizzare ad esempio il nostro territorio, l’Agro. Per non perderla, bisognava lavorare in sinergia tra istituzioni e privati, muovendosi  con grande anticipo, per mostrare il meglio ed evitare l’esposizione del peggio – tipo fiera di paese così ha definita il sindaco nocerino Torquato l’attività messa in piedi in piazza Diaz, attività non si sa bene di che natura che delle Universiadi aveva solo le bandiere. Salviamo l’accoglienza, pareggiata dalla simpatia, che si è tradotta anche in numeri rilevanti, ad esempio 875 paganti al San Francesco per i beniamini del Giappone calcistico- capace poi di vincere l’oro – contro l’Argentina, oppure il PalaCoscioni quasi gremito per le ragazze azzurre della pallavolo – alla contro il Brasile. Altrove ci sono stati altri spettacoli gratificanti a livello di risultati ottenuti, la scherma a Fisciano, il nuoto e l’atletica a Napoli. L’organizzazione, a volte con esagerazioni sparate ovunque a colpi di stancanti selfie, ha lasciato parecchio a desiderare, reggendosi quasi esclusivamente su volontari sottopagati, anzi sottorimborsati. Gli uffici stampa, infine, esistevano solo sulla carta e per la buona volontà di qualcuno, meglio sorvolare. Questo per noi è il bilancio. Il medagliere è altra cosa, tanto di cappello agli azzurri. 44 medaglie (15 ori, 13 argenti e 16 bronzi), sesto posto in classifica generale e unica nazione dell’Europa occidentale presente in top ten. Solo in un’altra occasione l’Italia aveva fatto meglio, nella prima edizione di Torino 1959 ideata da Primo Nebiolo, ma allora i Paesi partecipanti erano meno della meta’. Dietro solamente a Giappone, Russia, Cina, USA e Corea del Sud, l’Italia ha anche eguagliato gli ori dell’edizione di Kazan del 2013. Con le chicche rappresentate dalle azzurre colorate e vincenti dell’Atletica,  Daisy Osakue, la discobola piemontese di origini nigeriane che ha archiviato l’aggressione razzista subita un anno fa realizzando un lancio da 61 metri e 69 centimetri, la seconda prestazione italiana di sempre, e Ayomide Folorunso, anche lei di origini nigeriane, ha trionfato nei 400 metri a ostacoli, mancando il record italiano per appena 21 centesimi.  Ma, lo ripetiamo, non è stato tutto oro quel che in generale ha luccicato, che frase scontata, però c’azzecca.