Il cuore del piccolo Domenico ha smesso di battere. Alle 9:20 di oggi sabato 21 febbraio 2026, si è conclusa all’Ospedale Monaldi di Napoli la drammatica vicenda del bambino di due anni e mezzo che per settimane aveva tenuto l’Italia con il fiato sospeso. A comunicarlo ai giornalisti in attesa davanti all’ospedale è stato l’avvocato della famiglia: «Ho appena ricevuto la chiamata della signora. È finita. Ora devo andare sopra». Parole semplici, definitive, che hanno segnato l’ultimo atto di una storia di sofferenza e speranza.
Il piccolo era stato sottoposto il 23 dicembre scorso a un trapianto di cuore rivelatosi estremamente complesso. Nelle ultime ore le sue condizioni si erano aggravate ulteriormente, fino al peggioramento improvviso e irreversibile che non gli ha lasciato scampo.
In una nota ufficiale, l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha espresso «profondo dolore» per la scomparsa del bambino, sottolineando che il decesso è avvenuto a seguito di un rapido collasso clinico. La Direzione Strategica e tutto il personale sanitario hanno manifestato il loro cordoglio, stringendosi con rispetto e commossa partecipazione attorno alla famiglia, travolta da un dolore immenso.
Nelle ore precedenti la morte, accanto alla madre c’era anche il cardinale Mimmo Battaglia. L’arcivescovo di Napoli si è recato in ospedale per pregare insieme alla famiglia e ha impartito al piccolo Domenico l’estrema unzione, in un momento di silenzio e raccoglimento che ha segnato profondamente chi era presente.
Si chiude così la vicenda del “piccolo guerriero”, come era stato ribattezzato da chi aveva seguito giorno dopo giorno la sua battaglia. Una storia che ha attraversato il Paese, sollevando interrogativi medici, etici e umani, e che oggi lascia solo dolore, rispetto e un lungo silenzio attorno a una famiglia spezzata.
Una storia che ha commosso tutto il Paese per la dignità con cui la famiglia ha vissuto una delle tragedie peggiori che si possano vivere. La famiglia, la madre Patrizia, che abbiamo imparato a conoscere, non ha urlato, non ha accusato ma ha pregato e atteso un miracolo che non è arrivato. La vita di Domenico era troppo preziosa, non era giusto continuare a martoriare il suo piccolo corpo. Domenico resterà una ferita aperta nel cuore degli italiani, un ricordo doloroso che merita di avere giustizia.
A Dio piccolo!

