A ciascuno il suo: 50 giorni di ipocrisie

Son trascorsi 50 giorni da un omicidio che ha scosso l’estate nocerina, fatta di calore opprimente e poco altro (se si esclude il botto finale dell’inchiesta politico-giudiziaria). Quasi due mesi da un omicidio raccontato male fin dall’inizio, con una prosecutio che ha rilevato quanto di De Andrè ci sia ancora dalle nostre parti, nel senso di descrizioni riguardanti il presunto male (che male non è)  ed il presunto bene (familismo amorale, direbbe qualcuno di mio conoscenza). Nessuno in questi 50 giorni ha sentito il dovere o la necessità di entrare nei panni di S.S.  l’oggetto di un contendere, diciamo così. I nomi di vittima e assassino sono notissimi. Il suo è rimasto sconosciuto. E’ l’altra vittima dell’omicidio, quella ancora in vita. Gli è piovuto fango addosso, al solo scopo di giustificare un quadretto della situazione che non era quello veritiero conosciuto a tutti. I rumeni, la famiglia del mulino bianco, i sepolcri imbiancati. Una fotografia sin troppo paesana. Ho conosciuto S.S. nella sua semplicità. Non esiste in questa storia un innocente assoluto. Esiste una persona che non andava messa alla gogna con parole pubbliche e gogna privata. Ascoltatevi questo De Andrè: Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male, qualche assassinio senza pretese lo abbiamo anche noi in paese”.