Scafati. Benessere hard, in aula i “misteri” del centro estetico di via Strasso

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Arriva in aula il racconto di un cliente  del centro benessere di San Pietro di Scafati, chiuso nel 2013, che ha reso ieri dichiarazioni nell’ambito del processo a due imputati per la trasformazione dell’appartamento dedicato ufficialmente all’estetica in una casa di piacere. Il cliente ha affermato di essere andato in via Strasso per un «massaggio alla schiena e poi alla fine, la massaggiatrice in abiti professionali (un camice)», gli ha chiesto «di abbassarsi lo slip» per un’ “applicazione” erotica e per farla si sarebbe «spogliata rimanendo in biancheria intima». Il teste, un cliente dell’Agro, ha sottolineato che la prestazione extra era compresa nei 50 euro, e che lui non aveva avuto la possibilità di interagire durante l’applicazione erotica. Alla prossima udienza del 5 maggio sarà ascoltato un altro cliente di Pompei. Intanto, ieri , nell’’udienza svoltasi nell’aula collegiale del tribunale di Nocera Inferiore a deporre anche un maresciallo della tenenza dei carabinieri di Scafati. Nel 2013 quando gli inquirenti, in seguito a diverse segnalazioni dei residenti all’interno del fabbricato di via Strasso che vedevano un viavai solo di clienti uomini dal centro estetico, e pedinamenti, scoprirono che in quel centro si praticavano attività illecite. Secondo la ricostruzione degli inquirenti venivano praticati massaggi erotici con masturbazione finale. In seguito al blitz messo in atto dai militari dell’Arma furono denunciati, con l’accusa di sfruttamento della prostituzione un cinquantasettenne di Minturno, nel sud pontino, in provincia di Latina, e una casalinga di poco più giovane di Scafati. L’appartamento era intestato a una società immobiliare ed edilizia della quale, secondo gli inquirenti, era amministratore l’imputato. In aula, ieri, da una visura camerale è emerso che il cinquantasettenne era solo socio della ditta. L’imputato aveva affittato l’appartamento, secondo la sua difesa propugnata prima dell’udienza di ieri, per impiantare un centro estetico dal quale ricevere una percentuale degli incassi. La scafatese gli sarebbe stata presentata da un conoscente del sud pontino. In pratica, quello che doveva essere un normale investimento si sarebbe trasformato in una casa di piacere a sua insaputa. La scafatese era stata trovata dai carabinieri alla reception della centro (non era tra le persone che si sarebbero prostituite). A lavorare come massaggiatrice e prostitute sarebbero state tre donne: due straniere ed una italiana, quella scoperta durante il blitz dei carabinieri che trovarono anche preservativi, calze autoreggenti ed ulteriori oggetti non proprio adatti a un centro estetico.