Estorsioni e omicidi: l’alleanza Loreto-Ridosso e Cesarano nei racconti alla Dda

Nelle parole di Loreto Jr i rapporti tra I gruppi stabiese e scafatese

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«I Cesarano si erano spaccati ed io ero uomo di fiducia di Esposito Nicola». A parlare è “Funzin”, Alfonso Loreto, figlio del boss Pasquale, scafatese con grande amicizia personale, oltre che “colleganza”, con ‘“o Mostro”, Nicola Esposito, stabiese vicino a “quelli di Ponte Persica”. Un’amicizia tra i due esponenti criminali che significava il via libera del clan Cesarano a commettere estorsioni nell’area vesuviana da «Castellammare di Stabia fino a Scafati», secondo il racconto di “Funzin” alla Dda. Insomma, già prima della tempesta giudiziaria che portò all’arresto degli scafatesi, il pentito Alfonso Loreto conferma che di fatto il clan Loreto-Ridosso era in una posizione di sudditanza nei confronti dei Cesarano. «Non c’è più il collante perché i Cesarano si sono spaccati —dichiara alla Dda il collaboratore di giustizia scafatese – io ero l’uomo di fiducia di Nicola Esposito “‘o Mostro”. Abbiamo fatto estorsioni insieme, preso accordi, progettato omicidi che non si sono avverati perché mi hanno arrestato prima». Tra gli episodi estorsivi raccontati agli inquirenti c’è quello alla ditta che stava ristrutturando un edificio di proprietà della famiglia di Fabio Quagliarella, attaccante della Sampdoria residente a Castellammare, al rione Annunziatella.  Secondo gli inquirenti della direzione distrettuale antimafia, i Ridosso – Loreto e i Cesarano avevano preso di mira la Sala Bingo di Pompei (gestita dai fratelli Moxedano), con richieste estorsive proseguite per anni. Fino a quando l’attività delle forze dell’ordine non ha smascherato il tutto. Alfonso Loreto ha poi fatto luce sui cambiamenti in atto all’interno dei Cesarano. Otto anni di alleanze fatte e disfatte in nome della gestione illecita del territorio.