È nato a 30 settimane. Quando è venuto alla luce, nel reparto Gravidanza a rischio del Ruggi di Salerno, pesava 1.600 grammi. Dopo 57 giorni di terapia intensiva il piccolo Gabriele è finalmente tornato a casa. Sta bene e potrà adesso vivere il Natale con la sua famiglia.
I suoi genitori – salernitani – hanno tentato per ben sette anni di avere un figlio, anche facendo ricorso alla fecondazione assistita. Ogni tentativo si era però rivelato inutile a causa della bassa – molto bassa – riserva ovarica. Quindi la decisione di prelevare un solo ovocita prodotto spontaneamente, senza stimolazione farmacologica.
Non erano molte le possibilità di successo ed invece proprio quello è risultato il tentativo giusto: l’ovocita è stato fecondato in vitro e l’embrione trasferito nell’utero della madre, ma sin da subito la gravidanza si è rivelata complicata.
A causa di una grave emorragia, infatti, la donna è stata ricoverata per oltre un mese per minaccia di aborto. Poi, alla 24esima settimana, la rottura prematura delle membrane, che ha reso necessario un costante monitoraggio da parte dell’equipe di reparto, allo scopo di scongiurare pericolose infezioni.
Alla 30esima settimana, considerate le ulteriori complicanze sopraggiunte, sia per la madre che per il piccolo, la decisione di procedere con il taglio cesareo.
Dopo la terapia intensiva, Gabriele è finalmente a casa.

