Colpo di scena nel processo a carico di Enrico Laierno, il 52enne che l’Antimafia individua nel rapinatore che tentò l’assalto armato ad un portavalori il 28 novembre 2014 lungo Corso Ettore Padovano. Stando ad una testimonianza resa in aula due giorni fa da un carabiniere del Ris di Roma, i proiettili esplosi quel giorno proverrebbero dalla stessa arma che fece fuoco sul luogo di un’altra rapina, commessa a settembre 2011 presso l’autostrada Napoli-Salerno. E per la quale lo stesso Laierno risulta sotto processo, con la sola accusa di possesso d’armi insieme ad altre cinque persone. A spiegarlo ai giudici è stato il militare, dopo una comparazione effettuata attraverso una banca dati che ha confrontato i segni dei bossoli ritrovati sul luogo della feroce sparatoria tra il rapinatore e le guardie giurate a Pagani, con quelli acquisiti all’altezza della galleria autostradale “Seminario” nei pressi di Pontecagnano. Il processo si avvia alla fase finale, con un aggiornamento al prossimo 16 dicembre, dove sarà sentito l’ultimo teste della procura per poi dare spazio a quelli della difesa, rappresentata dal legale Bonaventura Carrara. Tuttavia, il nuovo elemento portato al vaglio del dibattimento potrebbe influenzare anche il processo parallelo, sempre in corso a Nocera Inferiore, con l’accusa rappresentata in entrambi i casi dal sostituto della Dda, Vincenzo Montemurro.
L’indagine dell’allora procura distrettuale individuò i componenti di una banda e due depositi di armi pesanti con strumentazione che sarebbe servita per l’assalto ai blindati. La perizia esposta dai carabinieri del Ris parte dall’arma, un mitra modificato e dai segni lasciati sui proiettili – in entrambi i casi – al momento della loro esplosione. Per l’episodio di Pagani, il processo ha registrato la testimonianza della guardie giurate, con l’identificazione del 52enne e la risposta ai colpi esplosi da quest’ultimo, che tentò di impossessarsi di due plichi contenenti 80.000 euro. Dopo il carabiniere del Ris, è toccato ad un perito riferire sulla natura delle tracce biologiche individuate sul luogo dell’agguato. Tracce riconducibili al ferimento di tre persone, che si trovarono a passare di li. Per la Dda, Enrico Laierno fu il principale sospettato, grazie agli elementi raccolti in fase d’indagine e alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. In un periodo precedente alla rapina, ai giudici del dibattimento fu anche riferito che Laierno aveva cercato in rete notizie su armi, assalti a portavalori e giubbotti antiproiettili.

