Scafati. “Aliberti può ancora portare benefici al clan”. Le motivazioni del Riesame

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Aliberti Angelo Pasqualino è ancora sindaco di Scafati, pertanto nell’adempimento del “patto“, può continuare ad erogare illegittimi benefici al clan“. E’ solo uno dei passaggi che compongono l’articolata motivazione che i giudici del Riesame hanno redatto per giustificare la misura in carcere per il primo cittadino di Scafati, dietro richiesta dalla Dda di Salerno. Bypassando quello che fu il ragionamento del gip, che scrisse che con il contesto attuale una misura restrittiva non fosse idonea per il sindaco anche in virtù dello scioglimento del clan, il Riesame ribatte: “E’ un dato d’esperienza quello secondo il quale un clan camorristico radicato da anni sul territorio non si sciolga per effetto della scelta collaborativa con la giustizia di alcuni suoi componenti, seppure apicali, avendo la vicenda dimostrato che il congiunto Andrea Ridosso è ancora libero e che gli apicali Luigi e Gennaro non sono collaboranti“. Poi un passaggio che pesa come un macigno: “E’ irrilevante perchè la tendenza di Aliberti ad entrare in affari e rapporti con la camorra non è canalizzata verso tale clan. Invero, pur di accaparrarsi i voti e vincere le competizioni elettorali, il sindaco non si fa scrupolo di entrare in contatto ed in accordo con il tessuto criminale del momento”. I giudici citano gli esempi delle vicende “Sorrentino e Matrone”.

Furono proprio Pasquale e Alfonso Loreto a ricordare che i Sorrentino avessero aiutato Aliberti alle elezioni del 2008, al termine delle quali risultò anche vincitore. Priva di significato è la morte di Sebastiano Sorrentino nel 2004, spiega il Riesame, visto che i rapporti erano con l’intera famiglia, non con un solo componente. Nel caso di Matrone invece, si ritorna al 2009, quando un cartellone elettorale di Aliberti fu rinvenuto in un deposito della famiglia di Matrone. Il custode di quel capannone confermò l’appoggio elettorale di Aliberti alla famiglia Matrone. Il Riesame poi continua la lista: “Nel 2013 è la volta dell’appoggio al clan Ridosso-Loreto; mentre nel 2015 Aliberti cerca l’appoggio dei Ridosso per conto della moglie, candidata alla Regione”.

Se è vero – si legge – come osserva il gip, non vi sono imminenti competizioni elettorali a Scafati, è vero altresì che l’appoggio della camorra è stato richiesto anche per altro tipo di competizioni: quelle del 2015 sono regionali, mentre quelle del 2009 sono state provinciali“. Elementi che per i giudici rafforzano l’esigenza di una misura cautelare, perchè dimostrano “che Aliberti può ancora fare accordi con la camorra nello svolgimento della sua attività politico amministrativa“. Per Gennaro e Luigi Ridosso invece, il carcere viene confermato per la loro “propensione a patteggiare con qualunque esponente politico favori per ottenere appalti per una delle ditte di cui sono titolari, come dimostra l’approccio tentato, invano, con Pasquale Coppola