23 novembre 1980/2016, il sisma in Irpinia raccontato da Giovanni ed Anna

"Eravamo in sette in una Fiat 500. Non capivamo niente, ci eravamo precipitati dal terzo piano di casa e pensavamo solo a metterci in un posto all'aperto"

0
466
I coniugi Giovanni e Anna in una foto scattata qualche giorno prima del sisma.

“Eravamo a casa dei miei suoceri, erano le 19.15 circa di sera. Fu una sensazione bruttissima, sedie, tavoli che si muovevano, i lampadari oscillavano. Per pochi attimi non si capì niente”.

È questo il racconto di Giovanni, un cittadino di Pagani e di sua moglie, Anna, sul sisma che si scatenò in Irpinia nel 1980. Sono passati 36 anni da quel terribile giorno e il ricordo di quanto successe è ancora vivo nella mente di tutti. Il 23 novembre 1980 la terra tremò in Irpinia, nell’avellinese. La scossa fu devastante: 6.9 di magnitudo. 2.914 i morti, 8.848 i feriti e circa 300mila senzatetto, interi paesi isolati per giorni.

Quello che rase praticamente al suolo interi comuni del territorio Campano fu avvertito anche nell’agro. A Nocera Inferiore 34 furono le vittime, a Pagani tanti gli edifici danneggiati in maniera indelebile. E 36 anni dopo, forse complice anche quanto è successo negli ultimi mesi nel centro dell’Italia, il ricordo resta vivo.

“Ci ho pensato stamattina – ha detto Anna, 60enne – oggi fa caldo come quel giorno. Eravamo a casa dei miei io e mio marito, sposati da poco, stavamo giocando a carte con i miei genitori. Credevo che mio padre scherzasse muovendo il tavolo, che volesse passarmi delle carte sottobanco per farmi vincere. Invece no. Quando capimmo che si trattava di un terremoto il primo pensiero, sbagliato, fu di uscire fuori al balcone. Non capivamo niente, a rifletterci adesso facemmo la peggiore delle cretinate possibili. Non riuscivamo a muoverci, il terremoto ci faceva barcollare. Quando tutto finì prendemmo coraggio e ci precipitammo per le scale. Eravamo al terzo piano. Quando scendemmo ci mettemmo subito in macchina, nella 500 di mio marito. Eravamo in quattro. Poi, arrivò mio fratello con la fidanzata e facemmo salire anche loro. Arrivò un altro mio fratello e caricammo anche lui. Da viale Trieste ci incamminammo verso casa mia e di mio marito, in periferia. Solo quando scendemmo dall’auto ci rendemmo conto che eravamo in sette in una  Fiat 500 dell’epoca”.

“Ricordo che in tv davano il secondo tempo di Inter – Juve – ha continuato Giovanni, suo marito, 70enne – noi eravamo in cucina. Le sedie tremarono, i mobili, il tavolo…quando vidi il lampadario oscillare capii che stava succedendo qualcosa di grave”.

Quella notte a Pagani non dormì nessuno. “Presto si seppe che a Nocera era successo qualcosa di grosso e serio, eravamo tutti terrorizzati – ha detto ancora il paganese – quella notte ospitai la famiglia di mia moglie a casa mia, dormimmo in macchina nello spiazzale del nostro garage. All’epoca al pian terreno del mio palazzo c’era un deposito usato dalla famiglia di mio padre. La seconda e la terza sera dormimmo lì, sotto i pilastri. Per una settimana siamo stati tutti giù, poi solo col tempo siamo risaliti”.

Il sisma dell’Irpinia ebbe scosse di assestamento che durarono per parecchio tempo. Tantissimi i danni alle persone ma soprattutto alle abitazioni. Molte furono le case danneggiate, tante le richieste di sussidio dell’epoca fatte ai comuni. Richieste che purtroppo non sono mai state tutte esaudite. “La casa dei miei genitori non si lesionò fortunatamente. Nemmeno quella mia e di mio marito. Da ragazza però vivevo in una casetta in via Astarita con la mia famiglia. Quella fu danneggiata. Nonostante le richieste non abbiamo mai avuto un risarcimento”