Pagani, la raccolta differenziata crea microdiscariche

Un' "anomalia" nel bando non consente agli operatori della ditta incaricata di provvedere alla raccolta degli involucri di plastica o carta che avvolgono gli abiti dismessi. Tutto, quindi, resta sui marciapiedi.

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Buste di plastica, sacchetti di carta, involucri di ogni materiale gettati lì alla rinfusa. E quel cassonetto, che doveva essere un “punto di raccolta”, diventa esso stesso discarica.

Sono tante a Pagani le polemiche che riguardano i cassonetti degli indumenti dismessi a disposizione dei cittadini. Il piano della raccolta differenziata, infatti, prevede anche che, ad essere ritirato seguendo una metodica e tempi diversi, sia pure il rifiuto tessile. Vecchi indumenti, abiti in disuso possono essere buttati negli appositi contenitori sempre. Secondo regolamento, la ditta incaricata, poi, provvede allo svuotamento dei cassonetti. E il problema sta proprio lì. Spesso, infatti, chi getta i cosiddetti “panni” li trasporta (e li butta) chiusi in involucri di carta o di plastica morbida. Tutto finisce nel cassonetto, ma quando arrivano gli operatori gli indumenti vengono ritirati, i loro involucri invece no. Vengono lasciati per terra. Incuria, scostumatezza? Niente di tutto questo: la ditta incaricata alla raccolta, infatti, da contratto può prelevare solo la porzione tessile, e non carta o plastica di involucro. In pratica, gli operatori del settore devono eventualmente svuotare le buste, caricare solo gli indumenti e lasciare tutto a terra. Col risultato che, piuttosto che far ordine e pulizia, si creano discariche a cielo aperto a volte anche incontrollabili. Il problema si è verificato a Pagani ma tante altre sono le città coinvolte. All’inizio molti cittadini pensavano alla “mano” di extracomunitari alla ricerca di vestiario da sfruttare. In qualche caso alcuni sono stati anche beccati mentre rovistavano, a Nocera Inferiore così come nella stessa Pagani. Nella parte restante dei casi, invece, l’arcano della presenza di tutte quelle buste è stato svelato diversamente.

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Forte la considerazione di Emilio Toscano, presidente di Progetto Comune, sulla vicenda. “Duole la puntualità con cui le nostre perplessità circa il servizio di raccolta, trasporto e recupero di indumenti tessili divengono oggettiva realtà che fa da cornice ad uno scenario di indecenza per la nostra città e di incapacità gestionale imperante negli ambienti del settore tecnico del nostro comune – le sue parole – L’ espletamento del servizio di raccolta del tessile e quindi di accessori ed indumenti usati lascia a dir poco desiderare: rifiuti lasciati a terra favorendo la formazione di potenziali o già reali microdiscariche. La raccolta, infatti, della sola frazione recuperabile, incuranti di smaltirne la restante parte che ancora giace sul suolo cittadino, lascia spazio a deposizioni successive di rifiuti che non hanno tardato a concretizzarsi. E questo, se da una parte rende necessario un richiamo al senso civico cittadino, dall’ altra mette in evidenza ancor più l’ impedimento e l’ atteggiamento superficiale e grossolano di chi, da tecnico, dovrebbe in fase progettuale ed esecutiva, evitare che si verificassero tali accadimenti. Potremmo, infatti, creare imbarazzo già solo chiedendo ai tecnici dell’ ufficio competente, quali siano le migliorie apportate al servizio. La qualità del servizio, principalmente per ciò che riguarda le modalità di espletamento dello stesso, rendono addirittura esilarante e paradossale la “ricerca” di migliorie, tant è che, con tristezza ma senza meraviglia, ci ritroviamo a fare i conti con l’ ennesimo, insopportabile ed ingiusto episodio di inadempienza verso la città ed i nostri concittadini. La si smetta di ostinarsi ad essere “geniali” nel teorico ma bocciati dalla realtà delle cose. Talvolta basterebbe un serio appello al buon senso, ed a qualcuno, finanche una lettura delle favole di Fedro nelle quali, son sicuro, troverà quella pertinente al suo caso”.