C.S. Giorgio, i retroscena inquietanti dietro le violenze alla 13enne

Dai 5 ai 15 euro le tariffe, che servivano alla madre per il mantenimento della figlia. Le indagini non sono concluse

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Da una lite. E’ proprio grazie ad un litigio tra due donne che gli inquirenti cominciano a ragionare per la prima volta sull’ipotesi che la 39enne arrestata ieri si prodigasse per far prostituire la propria figlia di soli 13 anni. Nel mese di aprile proprio la madre tentò di accoltellare la suocera, colpevole di non volerle dare dei buoni postali che conservava in casa. I carabinieri accorsero sul posto e la posero in stato di fermo, con l’accusa di tentata estorsione. Il gip, poi, convalidò l’arresto in carcere. Da una serie di denunce che gli stessi militari raccolsero durante l’attività investigativa, spuntò fuori un particolare inquietante: quella donna avrebbe sfruttato la figlia minore per ottenere soldi in cambio di prestazioni sessuali. Sospetti culminati in un’indagine giunta ad una svolta, con le ordinanze di custodia in carcere per le persone. L’orrore che la minore avrebbe subito aveva persino un prezzo. Delle cifre irrisorie da versare per i rapporti sessuali: dai 5 ai 15 euro a prestazione, che spesso era la stessa ragazzina a raccogliere a incontro concluso. Le indagini, tuttavia, potrebbero non essere ancora del tutto concluse.

Il sostituto procuratore Elena Guarino contesta agli indagati (la madre della vittima e il 62enne suo amico che invece consumava rapporti sessuali con la figlia) almeno dieci episodi. L’uomo sarebbe stato in compagnia anche di un’altra persona, titolare del casolare in via Laura Di Sotto, dove avvenivano gli incontri. Nel caso del secondo uomo, i rapporti sarebbero stati consumati con la madre 39enne. La procura ricostruisce poi anche alcuni episodi avvenuti nel comune vicino di Roccapiemonte, dove la madre avrebbe organizzato degli altri appuntamenti con “soggetti stranieri”, che si sarebbero assicurati volta per volta anche la presenza della minore. Il luogo interessato era una baracca in lamiera nella frazione di Casali. Alcune persone della zona, nonché alcuni parenti della ragazzina si erano insospettiti dalla frequentazione così assidua e immotivata tra la stessa e il sessantenne, nonché delle frequentazioni dell’adolescente con uomini adulti, cosa che avveniva – secondo i militari – con il consenso e la complicità della madre. A fare da sfondo alla storia, gli evidenti disagi di carattere familiare che avrebbero interessato la famiglia della piccola, già affidata agli assistenti sociali. Decisive invece, per l’attività investigativa, le intercettazioni ambientali.