Nocera Inferiore, omicidio Barbarulo: il processo per Mariniello è da rifare

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Dalla Nco di Cutolo alla Nuova Famiglia di Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, con la gestione nell’Agro di un clan omonimo. Lui è Macario Mariniello, 57enne nocerino che per un errore procedurale, dopo 36 anni dal fatto, sarà processato di nuovo per omicidio. Sullo sfondo c’è una delle più drammatiche vicende di cronaca nera, maturata in quel clima di camorra che regnava negli anni 80 nell’Agro nocerino. Dove gli omicidi erano all’ordine del giorno, così come i controlli delle forze dell’ordine. Spesso senza tanti complimenti, come quelli del generale Gennaro Niglio.

L’episodio in questione è l’omicidio dell’avvocato Giorgio Barbarulo. Era il 29 luglio 1980, a Nocera Inferiore, quando Mariniello entrò nello studio di quello che era il suo avvocato di fiducia, sparandogli con una Beretta calibro 7,65 munita di silenziatore. I proiettili esplosi furono 8. Quando il legale vide il suo assistito, intuì nell’immediato le sue intenzioni e tentò di scappare, riuscendo a raggiungere l’androne del palazzo. A bloccarlo c’era però un’altra persona (la cui posizione sarà valutata in un processo separato). Fu allora che Mariniello gli sparò un ultimo proiettile in testa, dandogli il colpo di grazia. Il motivo era «futile», oltre che «abbietto», riconducibile ad una relazione che lo stesso avvocato intratteneva con la sorella di Mariniello, Norma. Un omicidio “passionale”, un delitto d’onore, che per la procura Antimafia rappresentava la volontà – da parte di Macario Mariniello – di «avvalorare il proprio carisma criminale». Quel rapporto extraconiugale, specificarono all’epoca gli investigatori, era «pacifico e consenziente», non avendo mai determinato alcuna conseguenza né tantomeno scandali o pettegolezzi. Elementi letali nei rapporti tra i clan e le loro famiglie. Quando si macchiò di quel delitto, Mariniello era latitante. La Dda lo cercava per gli omicidi di Luigi Lorenzo e Maria Rosaria Pandolfi. Da qualche giorno, la procura di Nocera Inferiore gli ha notificato l’avviso di conclusione indagini. L’omicidio di Barbarulo costò al 57enne una sentenza di ergastolo in primo grado, successivamente riformulata in una condanna di oltre vent’anni in Appello.

Quando però si giunse in Cassazione, l’allora avvocato difensore Michele Gentiloni sollevò un’eccezione che, di fatto, invalidò l’intero processo. Un errore tecnico e procedurale, legato all’estradizione di Mariniello dalla Spagna, che ha ribaltato l’iter giudiziario con la decisione degli ermellini di far ripartire il processo dalla fase preliminare. E cioè, dal primo grado. Una svolta alle indagini dell’Antimafia la diede, nel 1994, un collaboratore di giustizia. Il suo racconto fornì agli investigatori nomi e motivazioni di quel delitto. Con diversi precedenti, tra i quali associazione mafiosa e omicidio, Mariniello aveva subito mesi fa un sequestro dal pm della Dda, Vincenzo Senatore, per un’indagine su un giro di usura. Pur conducendo una vita regolare e tranquilla da anni (con la gestione anche di una nota attività di ristorazione), il 57enne è atteso ora da un nuovo processo. Dagli esiti tutt’altro che scontati.