Fu sequestrato e poi picchiato perchè spifferò ai carabinieri informazioni utili per un arresto. Quello di cui fu vittima proprio uno dei suoi aggressori. Che poi decise di vendicarsi. Era la notte tra il 16 e il 17 aprile, quando Francesco Berritto e Giovanni Barbato si piazzarono con l’auto di traverso in strada, sbarrandola a M.L. , che guidava in compagnia di un suo amico di Scafati, G.V. Una volta bloccata l’auto, afferrarono il guidatore per prenderlo a calci e pugni. Il motivo era riconducibile a delle informazioni che proprio lui aveva fornito ai carabinieri, i quali se ne erano poi serviti per arrestare proprio Berritto e Veruska Muollo, altro volto noto alle forze di polizia. Al termine dell’udienza preliminare davanti al gup Paolo Valiante celebrata giorni fa, Berritto e Barbato sono stati condannati rispettivamente ad un anno e sei mesi e ad un anno di reclusione. Una terza condanna invece è stata emessa per G.V. , l’uomo che che si trovava insieme alla vittima e che davanti al giudice, negò di conoscere i due aggressori. La sua posizione fu iscritta nel registro degli indagati, con l’accusa di favoreggiamento. E’ stato condannato a 10 mesi, in quanto avrebbe ostacolato l’attività investigativa affermando – dopo aver visto diverse foto segnaletiche – di non conoscere quelli che erano stati invece i suoi aggressori
I due uomini protagonisti del pestaggio presero di mira M.L. , che fu poi rapito e condotto in un posto isolato. L’amico, invece, riuscì a scappare in auto. La vittima fu portata nelle campagne di San Pietro, in via Lo Porto, dove fu pestata ancor più violentemente, stavolta anche con un bastone. Le indagini dei carabinieri riuscirono ad individuare poi i due: Berritto nell’immediatezza e Barbato, dopo un pò, perchè resosi subito irreperibile. L’uomo fu anche rapinato di soldi e cellulare. Dietro quella spedizione punitiva, l’aver fornito ai carabinieri informazioni che portarono all’arresto di Berritto e Veruska Muollo, alias “Lady Cocaina”.

