Si arricchisce di nuovi misteri l’indagine che la procura sta conducendo sul decesso di una signora anziana di 82 anni, morta presumibilmente per mano di un gruppo che si sarebbe poi appropriato della sua eredità. Le tracce del sostituto procuratore Valeria Vinci si sono concentrate ora sulla casa dove la vittima viveva, a Nocera Inferiore. L’appartamento fu venduto due settimane prima della sua morte, ed ad un prezzo irrisorio. Appena 43mila euro – per una casa non proprio modesta – che la signora non avrebbe neanche mai incassato. E nel confermare l’ipotesi accusatoria che la procura porta avanti – e cioè di una persona sostanzialmente ostaggio di più individui e accondiscendente solo per motivi di forza maggiore – vi sarebbe una traccia documentale che confermerebbe le anomalie su quella compravendita. Un documento che riferirebbe l’esatto contrario (la contrarietà della vendita), sul quale gli inquirenti ora stanno facendo luce. E con nuove contestazioni, quella di estorsione nei confronti dell’anziana, costretta a vendere l’appartamento che fu successivamente depredato di tutto. Mobili, oggetti preziosi e soldi, quei 500mila euro finiti su conti correnti, chiusi un minuto dopo i trasferimenti.
Il gruppo (dieci in totale gli indagati per omicidio volontario) aveva puntato l’anziana. Grazie ad un aggancio, erano riusciti facilmente ad avvicinarla e a carpirne abitudini e rapporti. A dare una svolta alle indagini sono stati proprio i soldi: cifre considerevoli finite in mano a perfetti sconosciuti. Un’operazione del genere, è il ragionamento della Procura, necessitava di più persone. Da chi assisteva la donna a chi le avrebbe fatto credere di star male, fino ad arrivare a chi, poi, materialmente avrebbe provveduto al transito dei suoi beni. E il suo stato di salute è un altro punto cruciale: dopo la morte, avvenuta nel dicembre 2012, sul referto medico fu accennata la presenza da tempo di un tumore al pancreas e di un edema polmonare, quale causa del decesso. Anche in questo caso, sono molte le cose a non tornare. Tanto da spingere il pm a servirsi della consulenza di un perito che in passato ha già affrontato, per conto del procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, i casi dei delitti di Cogne e Garlasco. Il motivo è duplice: la donna non avrebbe mai avuto alcun tumore al pancreas. Le sue condizioni di salute erano ottime, anche stando alle sue abitudini alimentari e al fatto che non avesse mai marcato vista in ospedale per eventuali cure. Un grosso contributo lo avrebbero fornito alcuni testimoni chiave. E poi, aspetto non meno importante, l’impossibilità di certificare l’edema polmonare senza mai aver svolto un esame autoptico.
Il consulente incaricato dalla procura cercherà tracce di quel tumore sul corpo della donna, pronto per essere riesumato a stretto giro. Oltre alla presenza di possibili sostanze tossiche su frammenti e tessuti che dovranno emergere dalle analisi biologiche. Con una speranza: che non sia troppo tardi, visti gli anni trascorsi dalla morte e il conseguente stato di conservazione del corpo. La vittima potrebbe essere infatti stata avvelenata. E’ una della ipotesi. Si mira a far luce su una storia che ha tutti i contorni di un “giallo”, ma che ha rischiato di restare nel dimenticatoio giudiziario per sempre. La svolta si è avuta grazie alla volontà del sostituto procuratore Valeria Vinci di vederci chiaro, dopo aver citato a giudizio l’unico parente dell’anziana, impegnato negli anni a scrivere lettere su lettere ai magistrati, con dentro nomi e cognomi e i dettagli del loro presunto piano criminale. Dopo quella denuncia, anche al nuovo pubblico ministero giunsero quelle lettere. E con le stesse richieste. Tanto da far partire nuove indagini (con il vecchio materiale ignorato e ripreso per l’occasione) i cui riscontri sono ora in un nuovo fascicolo, che reca a sua volta un’accusa forte: omicidio volontario in concorso.

