Sarno, l’imam “anti Isis” condannato a 2 anni. Con nuove indagini

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L’imam della comunità musulmana di Sarno e dell’Agro nocerino, Larbi Dernati, è stato condannato dal tribunale di Nocera Inferiore a 2 anni e 2 mesi. La sentenza è stata emessa venerdì scorso dal collegio presieduto dal presidente Domenico Diograzia. Per il giovane marocchino, attualmente agli arresti domiciliari e difeso dall’avvocato Vincenzo Sirica, pesa la scoperta che i carabinieri fecero in estate in casa sua, in via Milone, dove accorsero per sedare una lite familiare. Dietro una precisa indicazione, i militari rinvennero un fucile calibro 12 nascosto sotto il letto di una camera da letto. Una scoperta che comportò per Dernati l’arresto in flagranza con l’accusa di detenzione illegale di arma da fuoco. Non è stata tuttavia quest’accusa a pesare sulla sua condanna, ma quella di minacce aggravate nei confronti dei familiari. E tutto questo, nonostante non sia stato giudicato per le lesioni, che pure gli erano state contestate. La querela fu infatti successivamente ritirata dalla famiglia stessa.

La discussione che scoppiò tra il giovane imam e i suoi familiari pare fosse legata ad alcuni soldi, che lo stesso avrebbe chiesto per il pagamento del fitto dell’appartamento. Dopo aver emesso la sentenza, i giudici hanno rimandato gli atti al pubblico ministero per nuovi accertamenti sulla provenienza dell’arma trovata in casa. Ai carabinieri, il marocchino spiegò di aver trovato quel fucile in un bosco vicino. Rischia l’accusa di ricettazione. Larbi Dernati fu soprannominato “l’imam anti Isis”, in virtù di una manifestazione che lui stesso organizzò nel comune di Sarno, con la comunità musulmana dell’Agro ed esponenti provenienti anche dalla provincia di Napoli, con lo scopo di dissociarsi dagli attentati di Parigi del novembre 2015. Oltre che a prendere le distanze da alcuni episodi che registrarono, per più di una volta, la presenza di una bandiera artigianale del sedicente Stato Islamico nei pressi della sede del Giudice di Pace, proprio nel comune dell’Agro. Poco dopo essere arrestato, fu raggiunto in carcere da una nuova ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, a firma del gip di Nola, per un controllo di cui lo stesso fu oggetto nel mese di maggio a San Giuseppe Vesuviano. I carabinieri lo trovarono con dei proiettili, che gli valsero una denuncia e poi la nuova misura restrittiva.