In fuga dall’Isis. Una cinquantina di italiani si sono imbarcati su un catamarano che è arrivato in nottata ad Augusta. Tra i primi a sbarcare funzionari e addetti all’ambasciata italiana a Tripoli, compreso l’ambasciatore Giuseppe Buccino. Trasferiti anche documenti riservati della sede diplomatica, unica ambasciata europea ancora aperta dopo la grande fuga da Tripoli dello scorso agosto,. Chi resta, invece, è Mons. Martinelli. “Devo rimanere. Come lascio i cristiani senza nessuno?” – dice a Radiovaticana, in cui spiega che “c’è tanta paura tra i civili”, non solo cristiani; si interroga sul ruolo della comunità internazionale nel cercare un dialogo con “questo Paese diviso che fa fatica a ritrovare innanzitutto l’unità interna”. Dietro ai jihadisti, osserva “c’è il petrolio della Libia, quello del Golfo Persico, eccetera”. In serata una nuova minaccia dei jihadisti contro l’Italia è arrivata proprio dalla Libia attraverso un video dal titolo “Un messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce” nel quale si mostra la decapitazione dei 21 egiziani copti su una spiaggia del Mediterraneo. “Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia”, annuncia il boia con in mano un coltello insanguinato. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, fa sapere che l’Italia è pronta a guidare una coalizione di Paesi europei e nordafricani (con i Paesi arabi che preferirebbero infatti una missione “regionale”) e a contribuire con oltre 5 mila uomini. E l’ipotesi trova già d’accordo il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, capo del governo all’epoca dell’intervento Nato contro Muammar Gheddafi nel 2011, che oggi ricorda come “scelta sbagliata”. Sel invita alla prudenza: “Sì al peacekeeping con l’Onu, ma prima serve la diplomazia”. Mentre per il Movimento 5 Stelle le bombe non farebbero che peggiorare la situazione. A fianco dell’Italia si è già schierata Malta, con il premier Joseph Muscat che non vede altra soluzione che “un intervento sostenuto dall’Onu per ristabilire la sicurezza” in Libia.
