L’indagine sugli agguati di Piedimonte e sull’ipotetico dominio della piazza di spaccio ad una svolta: il 32enne Marco Iannone è formalmente indagato dalla procura per tentato omicidio. Il giovane si è presentato ieri mattina al commissariato di polizia, in compagnia del suo legale di fiducia, l’avvocato Mario Gallo. Era irreperibile da nove giorni. Per circa due ore e mezza, il sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti e la polizia giudiziaria lo hanno sentito come persona informata sui fatti. E cioè, in merito agli agguati nel quartiere di Piedimonte e nel circolo di via Gambardella risalenti al 4 e 5 settembre scorso. Iannone, parte lesa in un procedimento separato ma legato comunque all’indagine che viene condotta da carabinieri e polizia, ha negato di essere l’autore delle sparatorie di lunedì. Ha fornito invece dettagli sull’episodio di cui è rimasto vittima, la gambizzazione. Non sa chi possa averlo sparato, ma uno dei due attentatori, in sella ad uno scooter e col volto coperto da casco, gli avrebbe detto: «Qua comandiamo noi».
Nelle ore successive, dopo essere stato curato e dimesso dall’ospedale per due proiettili che lo avevano ferito marginalmente alla gamba, ha deciso di allontanarsi andando fuori regione. A domanda del pm Cacciapuoti, ha detto di non conoscere Rosario Terracciano, il 24enne napoletano arrestato una settimana fa dalla polizia per il possesso di una pistola con colpo in canna. Il giovane fu arrestato all’esterno di un circolo, dove il giorno prima almeno due persone, con un casco a coprire anche stavolta il volto, avevano esploso diversi colpi all’indirizzo di ignoti. La procura lavora per identificare autori e vittime, dopo aver riempito verbali di sommarie informazioni e aver analizzato diversi filmati di videosorveglianza. L’accusa nei confronti di Iannone scaturisce dai sospetti degli investigatori che inquadrano come vittime di almeno una delle sparatorie i fratelli Antonio e Marco De Napoli (il primo è in carcere per aver violato la misura di prevenzione durante la notte degli agguati). Fu proprio il loro portone di casa ad essere attinto dai colpi quel 5 settembre.
da Il Mattino

