Proseguono spedite le indagini sulle attività del distretto Nocera-Gragnano, da diversi giorni senza il suo presidente pro tempore, Aniello Pietro Torino, dimissionario. Una decisione, quella dell’oramai ex numero uno dell’ente fondato dalla Regione Campania nel 1997, manifestata già tempo dopo le perquisizioni dei carabinieri nei suoi riguardi e verso gli altri tre indagati. Oltre a Torino infatti, lo scorso maggio furono raggiunti da avviso di garanzia il segretario del distretto Matteo Tuberosa, 40enne di Roccapiemonte e due angresi, Gianluca Giordano, attuale consigliere e Gennaro Palumbo, ex consigliere comunale. Le accuse vengono contestate dal sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti, con le indagini svolte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria agli ordini del luogotenente Alberto Mancusi. Torino è accusato di peculato, reato che si sarebbe concretizzato nell’uso “distorto” di fondi pubblici per fini personali. Quei fondi sarebbero stati utilizzati per finalità non “istituzionali”, sfruttando il conto corrente intestato all’ente, insieme alle carte di credito, per emettere bonifici ed effettuare pagamenti e prelievi.
Gli altre tre, invece, sono indagati per aver agevolato o beneficiato di incarichi per il Distretto, senza che vi fosse alcuna necessità e senza mai aver svolto precise attività lavorative. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti una serie di incarichi, tra cui un’assunzione che avrebbe fruttato 6000 euro per alcuni anni e un secondo, da quasi 1000 euro di retribuzione, entrambi conferiti violando i «principi di buon andamento e di imparzialità» che regolano le leggi sui Distretti Industriali. La procura contesta ai vertici anche l’aver omesso ogni controllo sullo svolgimento di quelle attività. Alcune settimane fa, sono state sentite a sommarie informazioni altre persone dipendenti del distretto. Vista la tipologia d’indagine, gli investigatori stanno verificando le voci dei bilanci degli ultimi cinque anni. La gestione di Torino era iniziata nel 2010, ora terminata con le dimissioni raccolte dal presidente della Provincia, Giuseppe Canfora. Ma c’è anche un altro aspetto che potrebbe interessare i carabinieri: il sospetto che alcuni alimenti acquistati altrove siano stati spacciati per eccellenze dell’Agro. Tra gli obiettivi del distretto, c’era infatti la valorizzazione dei prodotti locali.

