Aeroporto Salerno “Costa d’Amalfi”: i lati oscuri del Master Plan

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L’Aeroporto di Salerno “Costa d’Amalfi” viene presentato come un trampolino di lancio dell’economia e del turismo provinciale e regionale, un’opera colossale che non si limita al semplice allungamento della pista di atterraggio dagli attuali 1.500 a 2.200 metri e che comprende tra le tante opere la costruzione di enormi parcheggi, piazzali, strutture, depositi, edifici, riordino e spostamento di servizi, deviazioni di torrenti, espropri di proprietà private e terreni agricoli, modificando la natura di uno dei territori più incontaminati della Campania e dell’Italia intera.

I signori passeggeri sono pregati di allacciare le cinture. Non è il momento di decollare… bensì di atterrare, prima che questo volo pindarico causi danni irreversibili all’uomo, al territorio, all’economia, alle future generazioni. L’Enac ha presentato il Master Plan, un progetto non definitivo che sarà sottoposto alla Commissione di valutazione di impatto ambientale, ma troppi sono gli interrogativi e le perplessità che dovrebbero spingere verso l’Opzione Zero.

Entro il 23 agosto era possibile presentare osservazioni sullo studio di impatto ambientale dell’Aeroporto di Salerno “Costa d’Amalfi”, da cui emergerebbe un progetto dubbioso e che in parte stravolge la realtà territoriale, ed entro sei mesi si dovranno ottenere tutti i pareri necessari per l’avvio dei lavori che dovrebbero partire non prima del prossimo anno con l’apertura del cantiere.

Il progetto prevede due fasi e un costo d’investimento complessivo di oltre 100 milioni di euro, quindi non di 40 milioni come erroneamente reso inizialmente noto al pubblico. Cifre al ribasso che non comprendono i costi degli espropri pari a 43 ettari di territorio tra campi agricoli e abitazioni. Il programma degli interventi prevede oltre a queste due fasi una ulteriore fase che è il massimo sviluppo a 20 anni caratterizzata dagli interventi di ampliamento dell’area terminale e che richiederà ulteriori investimenti. Più che adeguamento di aeroporto, che allo stato attuale svolge solo da pochi mesi traffico limitato e per piccoli aeromobili e voli privati, si tratta di un nuovo impianto inserito in un contesto agricolo urbano complesso e in parte incontaminato, di una struttura ad altissimo impatto ambientale. In definitiva un nuovo aeroporto. Chi sborserà simili cifre? L’ aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi dovrebbe essere finanziato con fondi sblocca Italia, ma sembra che questo non possa essere possibile perché non previsto dal regolamento Ue 1315 / 2013 e Gu Ue 99/3 c. Tale infrastruttura non può beneficiare di fondi europei in quanto l’aeroporto più vicino dovrebbe distare almeno 200 km, mentre a circa 70 km da Salerno c’è l’aeroporto di Capodichino. Del resto le due città sono collegate da una linea ferroviaria veloce Tav…

Nel Master Plan la zona interessata dall’aeroporto viene presentata come zona agricola quasi disabitata, tralasciando che ivi risiedono migliaia di cittadini. In vero molte case non sono più rurali, ma civili abitazioni, l’area rurale si è confusa spesso con ville anche plurifamiliari e trattasi di zona con alto abusivismo, con crescita spesso incontrollata e gravi problemi di condoni che si trascinano da decenni, senza contare l’imprecisato numero di cittadini stranieri non regolarizzati impiegati nei lavori agricoli. Come si legge in alcune osservazioni presentate al Ministero dell’Ambiente “la realtà attuale dei luoghi non sembra essere quella descritta ed è complicata dallo sviluppo enorme di molte attività fiorenti di tipo turistico, pizzerie, locali da ballo, hotel e grossi stabilimenti balneari con piscine e attività turistiche annesse che portano in quelle zone, definite agricole, una quantità di popolazione molto alta proveniente in gran parte da Salerno e da tutta la provincia… Inoltre immediatamente vicino alle piste esistono aziende che producono ortaggi IV gamma e prodotti caseari importanti che non sembra possano avere troppi vantaggi dall’inquinamento certo dei suoli e dell’aria, rispetto alla “ventilata” opportunità e ipotesi di trasporto dei loro prodotti con aeromobili”. Ma molti non sanno che non è previsto servizio cargo nei primi dieci anni.

Un aeroporto internazionale deve fare anche i conti con il fattore “rischio catastrofe” come recentemente dimostrato dall’aereo cargo uscito fuori di pista in fase di atterraggio ad Orio al Serio, finendo la sua corsa su una strada trafficata da auto. Nessuno è rimasto coinvolto solo perché l’incidente è avvenuto alle 4 del mattino. La pista dello scalo salernitano dovrebbe avere un 10 % di decollo-arrivo lato monti a secondo delle condizioni atmosferiche e il 90% lato mare (gli aerei dal mare atterrano e giungono su ferrovia!). Ritroviamo la ferrovia a due binari a circa 390 metri dal fine pista e la strada nazionale frequentatissima a 400 metri circa. In caso di accidentale fuoriuscita di un aeromobile cosa accadrebbe? “A cosa serve – viene chiesto in una Osservazione – non fare costruire o non dare permessi nelle zone a rischio per strutture con molte persone tipo supermercati, centri commerciali ecc. quando a meno di 400 metri se un aereo va accidentalmente fuori pista colpisce una statale o un treno o peggio? Inoltre a solo un chilometro o meno vi è la stessa autostrada Salerno-Reggio Calabria arteria importantissima con lo svincolo proprio nella zona di Pagliarone”.

Anche in zona Sud le zone di rischio sono elevate: nel Master Plan non si parla della presenza di stabilimenti balneari molto frequentati, discoteche, camping, strutture turistiche, la strada litoranea, quasi Pontecagnano fosse terra desolata dedita solo all’agricoltura. Basterebbe andare in quei luoghi e vedere quanta gente si riversa sulla zona litoranea specialmente ma non solo in estate: un problema ad un aeromobile in quella zona creerebbe un vero disastro aeronautico.

Dulcis in fundo: un tale Master Plan (o progetto definitivo e particolareggiato) dovrebbe essere sottoposto a V.A.S. “Il D.lgsvo n° 152/2006 sembra specificare che questa sia la procedura per opere concernenti i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle comunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli”. Ma Enac avrebbe tentato un colpo basso evitando la Valutazione Ambientale Strategica che deve precedere la V.I.A. “La grandezza di ciò che si vuole realizzare, le strutture da costruire non sono un semplice ampliamento di un aeroporto, ma trattasi in realtà a tutti gli effetti di costruzione di nuovo aeroporto. Pertanto questa procedura Via è da considerarsi Improponibile, non secondo legge e da rigettare”. Ma la storia non finisce qui: non tutti conoscono i risvolti  certi sulla salute dell’uomo di un simile aeroporto e anche in tal caso il Master Plan sembra fare affermazioni e presentare omissioni o “ignoranza”. (continua)

Luigi Ciamburro