“Qual è il progetto che il sindaco ha in mente per l’auditorium? E, soprattutto, chi ne è a conoscenza?” A chiederselo, sui social, è il regista teatrale paganese Antonio Avagliano.
Scoppia una nuova polemica estiva a Pagani tutta incentrata sull’auditorium sito nell’omonima piazza cittadina. Sebbene i rumors indichino che a fine estate possa essere presentato un ricco cartellone di spettacoli, i dubbi sulle progettualità e il destino della struttura restano. E uno dei più noti artisti in ambito teatrale della città qualche domanda se l’è posta lo stesso.
“Il Sindaco ha inventato il direttorio per la pseudo-gestione della struttura che fa poco – il durissimo attacco di Avagliano – A settembre il Teatro Pubblico Campano organizzerà un altro cartellone per i paganesi che possono permettersi il lusso di pagare più di 200 euro di abbonamento o 35 per ogni spettacolo. Gli altri non potranno accedervi. Tra l’altro gli stessi artisti saranno presenti anche nei dintorni, quindi molti potranno anche andare a vederli altrove.
A Natale si farà qualche spettacolo di vario genere (la danza sta avendo un grande successo) per accontentare il popolo festante. Dopo la ricorrenza della Madonna delle Galline si riprenderà a maggio, mese in cui l’auditorium è ambìto dalle scuole statali e da quelle di danza mèta preferita dei loro saggi di fine anno.
Il progetto pubblico di gestione del sindaco, a tutt’oggi, è questo: undici mesi di chiusura a fronte di un mese di locazione della struttura ai privati. Per la sintesi del discorso sorge spontanea una domanda: “Ma in tutto questo il direttorio a cosa serve? A fare i contratti di fitto? Ad aprire e chiudere il tempio?” La gestione pubblica ad investimento zero, l’assenza di un progetto culturale valido e di persone capaci di immaginarlo e realizzarlo nei prossimi dieci anni – continua ancora il regista – porterà alla quiescenza automatica dello spazio. Fortunatamente c’è spazio sulla facciata del teatro per attaccare una lapide a beneficio dei posteri. Se il sindaco ha un progetto per evitare la chiusura di questo teatro lo diffonda. Lo faccia comprendere ai cittadini. Il Teatro Sant’Alfonso M. de’ Liguori è una risorsa culturale, sociale, occupazionale di produzione inespressa del territorio. Dalla sua fondazione ad oggi è solo un contenitore quadrato con la coppola in testa che scorre acqua. Gli operatori del settore e l’indotto sono in ginocchio. Per mancanza di contrattualità giovani e meno giovani protagonisti dello spettacolo sono costretti a lasciare il territorio di appartenenza. Non è possibile tutto questo. Pagani è una città con una grande tradizione teatrale e musicale, sede del storico Filarmonico Piedigrotta e non solo. Bottone non sa cosa fare? In Campania, a Salerno, in Italia c’è gente che è capace di progettare la gestione ordinaria e straordinaria a medio e lungo termine e trovare fondi regionali, statali ed europei.
E’ gente competente quella che si interessa di management dello spettacolo e della cultura, altamente professionale che non lavora a costo zero, su cui varrebbe la pena investire per ottenere una ricaduta territoriale significativa (Ravello, Giffoni, Salerno, ecc.).
Ignorare non è una colpa imperdonabile. Rimanere nell’ignoranza…”

