Aldo Ehecatzin Ortiz è un biologo di professione e un artista di origine messicano sconosciuto a molti, ma probabilmente il suo nome non è nuovo ai tanti fedeli e curiosi di Nocera Superiore che due mesi fa hanno assistito alla XVIII edizione del Concorso Internazionale dei Madonnari. Nel mese dedicato alla Beata Vergine Maria, quando la natura sboccia in un tripudio di fiori e colori e nell’aria aleggia una magica atmosfera di rinascita, Aldo è partito da Ciudad Victoria, una città del Messico orientale, quasi attratto da un mistico richiamo, per partecipare all’ormai celebre concorso che ogni anno colora di fede e arte via Vincenzo Russo, organizzato dalla Comunità Parrocchiale di Maria SS. di Costantinopoli e dall’Associazione per il Concorso Internazionale del Madonnari “S. Pasquale Baylon” Onlus.
Come i tanti disegni scompaiono via dopo pochi giorni o al cadere della prima pioggia o al transito dei veicoli, così Aldo Ortiz è svanito umilmente, come un soffio di vento, dopo aver vinto l’ultima edizione del concorso, con il dipinto n° 17, intitolato ‘Pietà dei poveri’. Con la seguente motivazione: “L’artista ha lavorato con grande inventiva e capacità di ampliare il tema del Concorso in un senso compiuto e artisticamente definito. Il tratto denota una grande maestria di esecuzione”.
Agli abitanti di Nocera e non solo è rimasto solo il nome di questo artista di strada, ma nonostante l’oceanica lontananza siamo riusciti a seguire le sue orme migranti e a farci raccontare un po’ di sé. «Sono nato a Ciudad Victoria, Messico, e ancora vivo lì. Sono biologo di professione e mescolo il mio lavoro con l’arte. Ho molti hobby, ma i principali sono leggere, scrivere, andare in montagna, birdwatching e viaggiare. E ho un figlio di 4 anni».
Come nasce la tua passione per l’arte dei Madonnari?
«Vivevo fuori del Messico alcuni anni. Quando tornai vidi che c’era un concorso di Madonnari nella mia città, ho partecipato e ho vinto. Questa è stata la mia prima esperienza da Madonnaro. Mi è piaciuto molto, soprattutto perché attira la gente che passa. Ho trovato un modo per portare l’arte al popolo e di solito ha una buona ricezione».
Durante l’anno fai altre opere del genere?
«Cerco di partecipare ai vari concorsi Madonnari lì in Messico. E nella mia città faccio di solito nella piazza principale una volta o due volte al mese. L’anno scorso ho partecipato ad un progetto con Madonnari provenienti da diversi paesi del Sud America, è possibile vedere alcuni dei miei lavori sul blog http://arteviajantes.blogspot.com e sulla pagina Facebook “Arteviajantes”».
Come hai conosciuto Nocera Superiore e il suo concorso dei Madonnari?
«Ho conosciuto Nocera Superiore grazie al Festival Bella Via. Sapevo di alcuni messicani che erano venuti prima di me per partecipare e anch’io volevo questo onore».
Tornerai il prossimo anno?
«Per me sarebbe un grande onore essere al Concorso di Nocera Superiore anche il prossimo anno. Farò del mio meglio per tornare, perché è una festa molto importante e la città di Nocera è nel mio cuore».
Cosa è per te la fede e la religione?
«Io non sono una persona particolarmente religiosa, tuttavia condivido molti valori del Cristianesimo e penso che se la religione ci aiuta ad essere persone migliori, più solidali, più umane, è una cosa molto buona. La fede è una delle grandi forze motrici dell’umanità, tutti hanno fede in qualcosa, è ciò che ci tiene in vita e ci spinge ad andare avanti. In Messico la fede cattolica è vissuta in modo diverso, più grave e più drammatico rispetto all’Italia. In Italia ho visto una fede più libera, più felice e viva. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare le persone che organizzano la festa di Nocera Superiore, coloro che lavorano in parrocchia, i volontari e tutti gli amici che mi hanno aiutato nel mio soggiorno».
Dove prende ispirazione, come hai pensato l’opera ‘Pietà dei poveri’ con cui hai vinto il concorso?
«Cerco di catturare nei miei lavori quello che mi muove, un messaggio di interesse collettivo, mi piace in particolare quelli che lottano ogni giorno o le cui storie vale la pena raccontare. Voglio che il mio lavoro vada oltre l’esercizio estetico. Nel lavoro del concorso, mi sono affidato al messaggio del Papa sul Giubileo, soprattutto nella parte in cui afferma che la misericordia non dovrebbe essere la qualità esclusiva dei ricchi, ma soprattutto dei poveri. L’opera mostra un paio di bambini indigeni del Messico, che chiedono l’elemosina per strada, anche per nutrire un cane randagio che ha i cuccioli, la condivisione di quel poco che hanno come un grande atto di misericordia. In Messico le persone indigene sono spesso le persone più povere del paese e i bambini sono più vulnerabili, ho potuto vedere come alcuni di essi svolgono grandi atti come questo, che mi hanno commosso e mi hanno dato una grande lezione».
Luigi Ciamburro


