Il mese di agosto sarà decisivo per conoscere il destino delle Fonderie Pisano che da qualche giorno hanno ripreso le attività, per consentire all’Arpac i controlli durante il ciclo produttivo. Nelle ultime settimane lo stabilimento di via dei Greci ha apportato “importanti interventi di adeguamento degli impianti in linea con quanto emerso dalle relazioni degli Organi preposti“, come spiegato da Mario Pisano, presidente dello stabilimento siderurgico, ma l’ultima parola spetta all’Arpac. Da tre giorni è attivo un servizio telefonico per i cittadini che potranno segnalare eventuali cattivi odori, al fine di ridurre al minimo eventuali disagi alla popolazione. Risponde il perito chimico Mimmo Volpe, sempre pronto e disponibile a recarsi di persona sul luogo della segnalazione per accertare la provenienza dei miasmi e instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione con la popolazione.
“Nei primi due giorni sono arrivate 7-8 chiamate al numero messo a disposizione dalle Fonderie Pisano per tranquillizzare e interagire con i cittadini. Ad esempio oggi sono stato a Cologna, via dei Greci e a Baronissi”, racconta il perito chimico. “Per prima cosa cerchiamo di capire se si tratta di un odore ferroso, quindi derivante dalla Fonderia, oppure se si tratta di odore di plastica e di gomma come spesso succede”. In questi casi la puzza non proviene dall’impianto siderurgico e, a supporto di questa tesi ,sono stati girati dei video diffusi sui social che attestano fumi maleodoranti provenienti da fabbriche vicine.
“Stamane Arpac ha fatto visita alle Fonderie, ha redatto un verbale, è stata una visita semplicemente visiva e sono soddisfatti di alcune modifiche. Il 18 agosto ci saranno i prelievi ufficiali e si pronunceranno definitivamente dopo alcuni giorni, avremo così un quadro completo della situazione”, spiega Mimmo Volpe. Per gli oltre 120 operai e le loro famiglie sono ancora giorni di ansia e apprensione, fino a quando non ci sarà il verdetto finale, ma a favore del proseguimento della produzione potrebbe concorrere il progetto di delocalizzazione ormai completamente redatto e che dovrebbe concretizzarsi entro due anni. “C’è anche la possibilità di lavorare a regime ridotto”, a patto che possa servire a non perdere le commissioni. In caso di chiusura la famiglia Pisano potrebbe anche decidere di gettare la spugna e a quel punto comincerebbe un triste calvario per oltre 120 famiglie, che vedono il loro futuro in balia della burocrazia, vittime di un imperdonabile vuoto politico.
Luigi Ciamburro

