Da lunedì 25 luglio le Fonderie Pisano riaprono i battenti a distanza di un mese dall’ultima chiusura preventiva. Ma sarà una ripresa dei lavori a tempo, per consentire all’Arpac di accertare se i provvedimenti presi dalla famiglia Pisano siano sufficienti per proseguire i lavori a norma di legge, in attesa della delocalizzazione – che dovrebbe avvenire non prima del 2020 – o di una totale ristrutturazione in loco.
Saranno i tecnici dell’Arpac a decidere se lo stabilimento di via dei Greci potrà restare in attività (e per quanto tempo) e se possano considerarsi superate le criticità riscontrate nei precedenti sopralluoghi, che hanno portato al sequestro da parte della Procura.
Dopo un presidio in fabbrica durato un lungo mese di paure e speranze e dopo i vari cortei di protesta nel centro della città, gli operai potranno tornare al lavoro. Nei giorni scorsi i carabinieri hanno effettuato gli ennesimi sopralluoghi, constatando che in via dei Greci ci fosse puzza di plastica bruciata e zolfo, nonostante le fonderie non fossero in attività.
A dimostrazione che nella zona di Fratte andrebbero eseguiti controlli più certosini e non solo nei confronti della fabbrica finita da tempo nell’occhio del ciclone ambientalista.
Intanto i comitati cittadini restano con il fiato sospeso: “Assolutamente non crediamo che la magistratura sia complice. Farà il suo percorso. Questo non è un dissequestro. Saranno fatti i dovuti controlli e siamo fiduciosi”.
Luigi Ciamburro

