Politica e camorra: Loreto parla, tremano i poteri forti di Scafati

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Le dichiarazioni di Alfonso Loreto, figlio del collaboratore di giustizia, Pasquale, scuotono dalle fondamenta il mondo politico amministrativo a Scafati. Nel mirino – anche se già da tempo – le elezioni amministrative del 2013. Come già reso noto nei giorni scorsi, il pm Vincenzo Montemurro aveva chiesto il carcere per il sindaco Angelo Pasqualino Aliberti, suo fratello Nello e due esponenti del clan Loreto-Ridosso: Gennaro e Lugi Ridosso. Ma il gip del Tribunale di Salerno, Donatella Mancini, aveva rigettato l’applicazione delle misure cautelari sostenendo che seppur nel 2013 fosse stato raggiunto un accordo elettorale tra Aliberti e i rampolli del clan, tale circostanza non avrebbe potuto inquadrarsi in quella di una contestazione per voto di scambio politico mafioso. Quanto piuttosto nell’accusa di corruzione elettorale. Il gip ha sostenuto inoltre che non ricorrono esigenze di custodia cautelare degne di esser salvaguardate con la misura coercitiva, ed in particolare il pericolo di recidiva, non essendoci in programma nuove elezioni La risposta dell’Antimafia sarà quella di presentare Appello al Tribunale del Riesame di Salerno. Per il pubblico ministero Vincenzo Montemurro esisterebbe un patto di scambio politico-elettorale-mafioso in forza del quale il clan Loreto-Ridosso “avrebbe sostenuto” la coalizione di Pasquale Aliberti alle comunali 2013 e la candidatura della moglie Monica Paolino alle regionali 2015. In sostanza, voti in cambio di appalti pubblici ed utilità economiche a favore delle società controllate dal sodalizio criminale. Nell’indagine figura anche il fratello dell’attuale primo cittadino scafatese, Nello Aliberti. Stando alle accuse, avrebbe svolto il ruolo di intermediario. Dal quadro accusatorio emerge che l’attuale sindaco avrebbe accettato nella lista Grande Scafati la candidatura di Roberto Barchiesi in luogo di Andrea Ridosso – volto pulito del clan – in cambio di un “grosso appalto”. Lo stesso Aliberti però – secondo la tesi investigativa – non avrebbe però mantenuto quelle presunte promesse. A supporto di ciò, viene citata la gestione del verde pubblico di circa dodicimila euro e un contratto a tempo indeterminato per uno dei Ridosso al Piano di Zona. Il clan però non si sarebbe accontentato, puntando più in alto, come per il servizio di igiene urbana, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.