Un “piano”, un’azione “premeditata” forse. E’ l’inquietante sospetto che emerge dalle versioni che i cinque giovanissimi di San Valentino Torio, accusati di stupro a danno di una minore, hanno reso davanti al gip del tribunale di Salerno, Maria Rosaria Minutolo. La circostanza sarà ora oggetto di un’attenta valutazione da parte dei giudici del tribunale del Riesame, nella giornata di domani, in virtù delle quattro istanze di scarcerazione presentate dagli avvocati difensori. Solo uno tra i cinque ha deciso di rinunciare al nuovo giudizio. Intanto, le conferme e le contraddizioni, insieme ai dettagli, alle confessioni e ai particolari in parte anche superficiali, farebbero emergere l’ipotesi che i cinque fossero d’accordo nell’approfittare, la sera dello scorso 26 giugno, di quella ragazzina di Sarno di appena 15 anni.
Cosa emerge dalle indagini: che la ragazza, quella sera, aveva un appuntamento con uno dei cinque. Uno con il quale aveva avuto un rapporto pregresso e forse si era scambiata anche qualche gesto affettuoso o carineria. Stando alle indagini dei carabinieri, i due sarebbero anche già stati in quel garage sottostante la palestra “Strong Gym Celentano”, a San Valentino Torio. Quel buco putrido, diventato per un’ora l’esempio perfetto di “inferno in terra” per la vittima. Proprio quel ragazzo avrebbe rappresentato “il mezzo” di cui poi si sarebbero serviti gli altri quattro, per abusare sessualmente di lei. Una violenza “premeditata” che trasparirebbe dalla poca chiarezza, oltre che dalle contraddizioni, emersa dagli interrogatori dei cinque. Una condizione tale da non escludere l’ipotesi di un incidente probatorio per meglio cristallizzare gli elementi a carico dei minori, accusati oltre che di stupro, anche di sequestro di persona
Dal referto medico, le uniche lesioni emerse sul corpo della ragazza sono quelle al braccio. Per la procura, quei segni sono la prova – avvalorata anche da un video di un sistema di sorveglianza – che testimonierebbe la costrizione subita dalla vittima, obbligata a scendere in quel garage insieme ad alcuni dei ragazzi. Una volta dentro, la stessa sarebbe stata costretta a subire rapporti sessuali completi. Anche contemporaneamente, sebbene non tutti abbiano poi effettivamente abusato totalmente di lei. Dettagli che al momento non sono tali da stralciare nessuna delle posizioni coinvolte.
La 15enne avrebbe però subito anche l’onta dell’umiliazione, concretizzatasi in uno sputo che uno dei cinque le avrebbe riservato, dopo la violenza. A nulla sarebbero valsi i suoi tentativi di ribellarsi, insieme ai pianti isterici uditi fino all’esterno. Al giudice, i ragazzi hanno dichiarato che la stessa fosse di “facili costumi”, oltre che consenziente per una parte del rapporto. Circostanze non ancora chiare, ma già rigettate e ignorate senza mezzi termini dal gip in fase di convalida. Persino negli approcci con il magistrato, i cinque si sarebbero distinti. Se uno del gruppo avrebbe subito confessato tutto, altri avrebbero provato invece a ridisegnare “il contesto”, forse per ammorbidire la propria posizione. La loro “sbruffoneria” sarebbe tuttavia crollata nel momento in cui sono si sono ritrovati a parlare di ciò che avevano fatto. Uno in particolare, avrebbe chiesto al padre (la presenza dei genitori davanti al giudice è concessa quando gli indagati sono minori, ndr) di uscire dalla stanza, perché provava vergogna di rivelare quello che aveva fatto. Venerdì mattina il Tribunale del Riesame analizzerà nuovamente tutto il materiale raccolto dagli investigatori, decidendo se trattenere i cinque in carcere o riservare per alcuni di loro delle misure alternative
Nel frattempo alcuni avvocati pensano ad una messa in prova, tra scuola e lavori socialmente utili, per togliere dal carcere i propri assistiti. Tutti di buona famiglia, qualcuno con qualche precedente, altri diligenti e rispettosi invece nel campo scolastico. I cinque si trovano ristretti nel carcere minorile di Nisida. Pare che non se la passino troppo bene, a causa della presenza di due fuochi incrociati rappresentati da una banda di giovinastri provenienti da quartieri napoletani, in contrasto tra loro. Condizione tale che, unita alla pesante accusa che gli viene contestata, renderebbe il loro status ancor peggiore di quanto si poteva immaginare.

