Ennenne, il sound migrante degli Almamegretta. Intervista esclusiva a Raiz

0
1790

A vent’anni dal primo album gli Almamegretta imprimono un altro marchio a fuoco nella loro leggendaria carriera, incidendo il nuovo capolavoro Ennenne, sul mercato discografico da circa due mesi. Un titolo preso in prestito dall’acronimo Nescio Nomen, per sottolineare l’impossibilità di catalogare la propria musica in una nicchia predefinita, per la loro innata e magica capacità di migrare dal dub alla musica popolare, dal blues al funky, dal reggae all’afrobeat, in un armonioso mix che rende la musica degli Alma unica e inconfondibile nel suo genere. La band napoletana ha affidato il missaggio alle mani esperte di Adrian Sherwood, già con gli Almamegretta nel celebre “Sanacore”, e vanta la partecipazione di diversi ospiti d’eccezione del calibro di Carlo D’Angiò, Lucariello e Cristina Donadio. Ancora una volta il tema dell’anima migrante diventa musa ispiratrice a livello testuale, sempre attuale, forse ancor più negli ultimi tempi contrassegnati da disperati viaggi in cerca di un’agognata felicità e una libertà dura da conquistare. Oltre al tour Ennenne in giro per l’Italia Raiz in queste settimane si sta cimentando nei panni dell’attore cinematografico per il prossimo film dei Manetti Bros, ma nella nostra lunga chiacchierata ci siamo riservati anche una parentesi sportiva.

Nel vostro nuovo album quanto c’è del vecchio stampo ‘Almamegretta’ e cosa c’è di nuovo rispetto al vostro passato?
C’è tutto lo stampo vecchio e l’idea di scrivere canzoni nuove alla luce di quelle cose lì. Crediamo di aver scritto una pagina abbastanza importante della musica italiana degli anni Novanta e Duemila. Noi come tantissimi altri della nostra generazione abbiamo rappresentato una svolta il cui suono è ancora contemporaneo, oggi c’è un ritorno del reggae, del dub, noi siamo stati capostipiti del genere in Italia abbiamo fatto un disco che riattraversasse questo tipo di sonorità. Quindi ci siamo imbevuti del vecchio e del nuovo allo stesso tempo.

Ancora una volta prevale il tema del viaggio e dell’essere migrante. Il viaggio come ricerca di una vita migliore, ma anche esplorazione di generi musicali diversi…
Abbiamo sempre riposto attenzione a quest’idea dell’identità migrante che ci garantirà la sopravvivenza in un mondo dove le identità sono combattenti più che mai. Se riuscirà a prevalere l’idea di un’entità molteplice, una convivenza e coesistenza, l’idea che ogni essere umano possa viaggiare e spostarsi per cercare la propria felicità e libertà senza che nessuno gli metta delle barriere, se prevarrà questo avremo un mondo nel futuro. Noi abbiamo sempre lavorato su questi argomenti sin dal nostro primo giorno e oggi questi argomenti sono ancora attuali, hanno l’onore delle cronache, ma noi ne stiamo parlando da almeno 25 anni.

La musica napoletana ha tanti “pezzi da novanta”. Perché la vostra scelta è ricaduta proprio su Nino D’Angelo omaggiandolo con una rielaborazione della sua “Ciucculatina d’a ferrovia”?
Perché è un pezzo da novanta poco omaggiato, mentre per gli altri ci sono continui omaggi su tutto. Avrei voluto fare anche un omaggio ad una canzone di Gigi D’Alessio, però ero troppo affezionato a questa canzone di Nino D’Angelo e abbiamo preferito lavorare su questo. La musica napoletana è, con tutte le sue differenze, riconducibile ad un’unica radice popolare cui attingiamo tutti, chi più e chi meno. Le divisioni lasciamole agli intellettuali e ai critici, a noi non interessano.

Le nuove tecnologie come il web o l’mp3 hanno rivoluzionato il modo di fare, ascoltare e vendere musica. Quanto ha influito questo processo su un gruppo ‘vecchio stampo’ come gli Almamegretta?
Ha influito molto, prima l’unico modo per ascoltare la nostra musica era comprare i nostri dischi, oggi si va in rete, si può scaricare, direi rubare, e se ne va. E’ ingiusto che il nostro lavoro venga preso senza che noi possiamo avere i frutti. In ogni caso siamo abbastanza fortunati, il nostro pubblico ci vuole bene e l’andamento del nuovo disco lo sta dimostrando, è un disco prodotto con le nostre risorse, quindi ci basta poco per recuperare le spese, andare avanti per poter in futuro investire in nuove risorse.

Oltre al tour con gli Almamegretta stai vestendo i panni di attore nel nuovo film di Manetti Bros (Nun è Napule) con un cast d’eccezione che comprende tra i tanti Claudia Gerini, Franco Ricciardi, Carlo Buccirosso… Cosa puoi anticiparci?
E’ un film molto divertente, è una commedia noir di azione piena di musica, una via di mezzo tra il musical e la sceneggiata…

Un’ultima domanda extramusicale: Napoli campione d’Italia nel prossimo campionato?
Staremo a vedere, da tifoso e da napoletano sono scaramantico e mi asterrei da ogni commento. Però già vediamo che la defezione di Higuain non lascia presagire buone cose. Spero che la società sappia costruire la squadra che merita di fare una bella prestazione in Champions e che possibilmente corra per diventare campione d’Italia.

Luigi Ciamburro