“Violenza selvaggia” e difese surreali: i retroscena dietro lo stupro di S. Valentino

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Uno sarà maggiorenne tra soli due mesi, gli altri quattro invece hanno appena sedici anni. C’è chi è nato nei paesi del napoletano, chi invece nell’Agro. Ora hanno una cosa in comune: sono tutti rinchiusi in carcere. E a deciderlo è stato il gip Maria Rosaria Minutolo, dietro richiesta della Procura dei minori di Salerno. Nell’ordinanza di convalida, il magistrato ha sottolineato alcuni aspetti risultati utili alle indagini, che hanno poi permesso di risalire alle identità dei cinque minorenni accusati di violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona a danno di una ragazzina di Sarno, di soli 15 anni. Il primo è il referto che attesta le lesioni subite dalla vittima e che trasmettono l’idea di una costrizione esercitata dai giovani contro la sua volontà. Il secondo elemento, che per gli investigatori ben si fonda con il primo, sono le immagini che vengono estrapolate dai garage sottostanti la palestra “Strong Gym Celentano”, a San Valentino Torio. A questo si aggiunge la confessione che tutti hanno reso in sede d’interrogatorio, oltre che ai carabinieri della stazione di Sarno, che per ora chiude il cerchio sull’episodio

I ruoli e la dinamica dei fatti

Grazie agli elementi al vaglio del gip, si prova a ricostruire l’intera vicenda. La vittima viene invitata la sera del 26 giugno scorso da uno dei cinque ragazzi (che la stessa conosce in quanto cugino di uno degli altri quattro) a seguirli nei garage sottostanti la palestra. «Vogliono parlarle». Ma la ragazzina prima si rifiuta, poi viene «afferrata per le braccia e sollevata di peso da terra con l’intento di trasportarla». Circostanza che ben si sposa con i risultati del referto medico. Sono le 21.06 quando le telecamere interne al garage inquadrano un giovane che «trattiene una persona di sesso femminile sotto braccio».  La distanza che percorrono è di appena 50 metri. E’a questo punto che il giudice entra nei particolari: «Tutti volevano avere uno o più rapporti sessuali con la ragazza». Si evince dalle “parziali ammissioni” dei giovani. Uno dei cinque, precede nel percorso al garage la ragazza e l’altro che la tiene sotto braccio, «perché sapeva quali erano le intenzioni di tutti i ragazzi»

Il carcere e la “difesa” surreale del “branco”

Diversi i motivi che giustificherebbero il carcere per tutti e cinque gli indagati. In primis, la “spiccata capacità criminale” che emerge dai loro comportamenti, tale da generare il pericolo che gli stessi – se lasciati in libertà – possano commettere “altri reati della stessa specie“.

I cinque non si sarebbero fermati neanche davanti ai “pianti” e i “singhiozzi” della ragazzina, che non avendo più “forza di reagire, ha accettato passivamente i rapporti” con due di loro. Ma “nessuno degli attuali indagati si è astenuto dall’abusare” della vittima. La loro – dice il gip – è stata una “violenza selvaggia“, durata all’incirca un’ora.

Due invece le cose ritenute irrilevanti. La confusione mostrata inizialmente dalla ragazza, nel descrivere la violenza subita da uno dei cinque. E poi, la difesa dei giovani, che davanti al magistrato hanno definito la vittima di “facili costumi“. Su questo, il commento del gip è lapidario: «A parte l’assoluta e riprovevole gratuità di tale affermazione, la circostanza è palesemente irrilevante»

Oltre dunque alla loro “pericolosità”, ci sarebbe anche il pericolo “di inquinamento delle prove, mediante pressioni” che potrebbero essere esercitate sulla vittima allo scopo “di indurla a ritrattare, anche solo parzialmente, le sue dichiarazioni“. Molti degli indagati, infatti, in sede d’interrogatorio hanno sostenuto che il rapporto avuto con la ragazzina fosse “consensuale“.

Nei prossimi giorni, gli avvocati difensori valuteranno l’idea di ricorrere al tribunale del Riesame. Per ora, gli elementi di colpevolezza a carico dei cinque sembrano essere evidenti e determinanti per la misura cautelare scelta dal giudice. Restano tuttavia avvolte dal mistero ancora diversi aspetti. In primis, il ruolo preciso di ognuno dei cinque, poi la macabra circostanza emersa da una dichiarazione della madre della vittima, su alcuni quotidiani, relativi ad una presunta e precedente violenza che i cinque avrebbero commesso su di un’amica della figlia. Un elemento che non emergerebbe dalla denuncia, ma che avrebbe già scatenato polemiche e chiacchiericci di ogni tipo per strada e sui social, gli assoluti protagonisti in negativo di questa vicenda.