Era il 14 aprile del 2013 quando il piccolo Christian, di soli 3 anni, veniva travolto e investito da un auto che transitava lungo via Sarno Palma. Il bimbo sbucò d’improvviso dal cancelletto della sua abitazione, che era aperto, finendo sulla strada a doppio senso di circolazione. A coprirlo un’auto parcheggiata a pochi metri da casa sua. Il bimbo percorse appena un metro, per poi finite sbalzato a terra da una Lancia Y guidata dal 31enne Antonio Robustelli, che si dirigeva a casa dopo una giornata di lavoro. Era una domenica pomeriggio. Il bimbo fu trasportato all’ospedale Martiri di Villa Malta di Sarno, dopo i soccorsi tentati in primis dal padre ma anche da parte dell’automobilista, in forte stato di choc per non essersi trovato neanche nella condizione di frenare l’auto alla vista del bimbo. Fu un attimo. Il piccolo fu poi trasferito dopo i primi accertamenti al “Santobono” di Napoli, dove morì il giorno dopo. Il colpo al torace non gli lasciò scampo. Le indagini furono condotte dalla polizia del commissariato di Sarno, dietro il coordinamento del sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti. Mesi di indagini, più due perizie insieme al contributo di un testimone, generarono in fase preliminare la richiesta di processo per il giovane. Due giorni fa la decisione del gup Alfonso Scermino, che in udienza preliminare ha prosciolto dalle accuse il giovane Robustelli, dichiarando il non luogo a procedere. Figlio di un fioraio, il 31enne era assistito e difeso dagli avvocati Pietro Pasquali e Luca Medugno
Il ragionamento del giudice sarà chiaro solo al deposito della sentenza. Per ora è possibile riportare quanto sostenuto dalla difesa del giovane, insieme al contenuto della perizia redatta dalla procura, la quale aveva contestato a Robustelli «imperizia, imprudenza e negligenza», oltre che il reato di omicidio colposo. Stando alle accuse, quel giorno avrebbe guidato a velocità “superiore” rispetto ai limiti imposti per quella strada. La perizia fornì tuttavia elementi importanti sulla dinamica di quell’episodio, in primis sui movimenti del giovane, che potrebbero essere determinanti ai fini della decisione del giudice. E cioè, «l’incidente è stato dovuto alla inopinata ed imprevedibile invasione della sede stradale del piccolo che dopo aver attraversato il marciapiede, aver percorso lo spazio-imbuto tra due vetture parcheggiate sulla strada, continuava l’attraversamento per circa un metro impattando con il proprio tronco contro la zona terzomediale destra del veicolo». Robustelli, tra l’altro, viaggiava ad una velocità non superiore ai limiti: «Apprezzabile in non oltre 30/35 chilometri orari. La sua posizione trasversale rispetto alla strada ed il comportamento istintivo all’impatto, escludono in toto inottemperanze al codice della strada, dovendosi ritenere che questi non potesse in alcun modo evitare l’impatto negli 0,5 secondi che gli erano concessi per la elusione del sinistro». La parte civile era rappresentata dall’avvocato Giovanni Annunziata.

