Pagani, Assalto al portavalori. In aula i movimenti di Laierno ricostruiti dalle immagini

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C’è un uomo che scende da una stradina parallela alla Villa Comunale. Quella strada si apre lungo Corso Ettore Padovano. L’uomo ha una busta in mano. Nella sequenza successiva lo stesso individuo ha la testa coperta da un casco, mentre sotto il giubbotto tiene stretto un mitra. Si nasconde dietro una pianta, poi si alza e spara. Arretra, sfiora un passante mentre altri fuggono spaventati. La scarica continua. Ci sono i primi feriti. Per l’Antimafia di Salerno, quell’uomo è Enrico Laierno, il 51enne paganese arrestato a gennaio 2015 per il tentato assalto al portavalori a Pagani, commesso nel mese di novembre 2014. E’ durata quasi due ore l’analisi di video e fermi immagine ieri mattina, in tribunale, nel processo che vede imputato il paganese per tentato omicidio. Al centro dell’aula uno schermo sul quale scorrevano le immagini, con un perito a ricostruire l’attività dei carabinieri. Un lavoro richiesto dall’avvocato difensore Bonaventura Carrara, che aveva sollevato dubbi e discordanze tra gli orari e le immagini che avrebbero permesso l’identificazione del 51enne rapinatore. La sequenza di foto e video ha ricostruito l’arrivo di Laierno in prossimità della banca, fino alla sparatoria e alla sua fuga. In un fermo immagine, il suo tentativo di rincorrere una delle guardie giurate che rispose al fuoco e in possesso del denaro destinato alla banca. Plichi che contenevano 80.000 euro in contanti.

La sequenza di immagini si è chiusa con il ritorno di Laierno verso il motorino con il quale era arrivato poco prima e parcheggiato distante dalla Villa Comunale. Nella prossima udienza, fissata per il 28 giugno, il collegio giudicante ascolterà le guardie giurate che risposero al fuoco e che, sentiti dal pm Vincenzo Montemurro, fornirono un grosso contributo per l’identificazione del rapinatore. La difesa rappresentata dall’avvocato di fiducia Carrara, sostiene però che le immagini non sarebbero affatto chiare. Come quelle relative al volto. Una circostanza che porterebbe a dubitare sull’identità di quell’uomo che due mesi dopo i fatti, si consegnò spontaneamente ai carabinieri di Nocera Inferiore.

Il 51enne sparò verso 8 guardie giurate sette proiettili calibro 9×19. L’arma in suo possesso era un mitra. La Dda, in fase d’indagine, riprese un verbale riempito dall’ex boss Sandro Contaldo, che parlò di Enrico Laierno come «organicamente inserito nelle compagini camorristiche del luogo, con il preciso compito di organizzare e commettere le rapine». L’assalto al portavalori non riuscì, ma costo il ferimento di almeno tre persone.