Lacrime di sangue del Bambinello: si profila l’accusa di truffa per frà Gigino Petrone

0
605

Avrebbe dovuto rispondere del reato di abuso della credulità popolare, frà Gigino Petrone, in relazione alla vicenda della statuetta del Bambin Gesù che – secondo il frate – aveva cominciato a lacrimare sangue di ritorno da un viaggio in Terra Santa.

Il reato su cui si fondavano le ipotesi dell’accusa è stato però depenalizzato (e dunque sottoposto al regime degli illeciti amministrativi) a seguito di una recente riforma, con la conseguenza che gli scenari del procedimento penale a carico del rettore del convento di Cava de’ Tirreni potrebbero a questo punto subire sostanziali risvolti.

L’udienza dibattimentale di ieri mattina dinanzi al Tribunale di Salerno si è aperta proprio con la dichiarazione di depenalizzazione del reato, cui ha fatto seguito una richiesta di rito abbreviato a carico del frate, al quale potrebbe essere a questo punto contestato il reato di truffa. Un’opzione praticabile, considerato che il dibattimento non è stato ancora avviato.

Prossima udienza fissata a novembre.

Secondo la ricostruzione del Sostituto Procuratore Roberto Penna, le lacrime di sangue sul volto del Bambinello – i Ris hanno appurato che si trattava di sangue umano – sarebbero state apposte con una siringa. In sostanza, la pubblica accusa ritiene che le lacrime di sangue non sarebbero uscite dagli occhi per poi scorrere verso il basso, seguendo quindi il normale percorso dovuto alla forza gravitazionale.

La statuetta, nonostante il sequestro disposto nel 2011, era stata esposta per altre tre volte dal frate in presenza di numerosi fedeli, dalle cui offerte sarebbe scaturito un significativo introito.