C’è una testimonianza che inchioderebbe il 26enne istruttore di basket, accusato di violenza sessuale nei confronti di un suo allievo di appena 11 anni. E’ quella resa da una cugina della vittima, che venerdì pomeriggio in un’aula del tribunale di Nocera Inferiore, ha dichiarato di aver visto l’adulto baciare sulle labbra il piccolo. Una circostanza acquisita ora dalla procura, a carico dell’indagato, durante un incidente probatorio durato quasi sei ore. Il quadro indiziario emerso durante quella fase che permette di acquisire prove utili alle indagini risulterebbe essere più grave, rispetto a quanto contenuto nella querela sporta in procura dalla madre della vittima, tempo fa. Il bimbo sarebbe stato, sin dall’ottobre scorso, oggetto di attenzioni morbose e invadenti da parte del suo maestro di basket. Delle attenzioni che il pm Ernesto Caggiano ritiene si siano poi concretizzate in abusi di tipo sessuale. In stanze diverse, vittima e indagato hanno risposto alle domande del pubblico ministero e del gip. Il ragazzino ha parlato di regali continui, oltre che di modi gentili da parte del suo istruttore. L’uomo avrebbe conquistato la sua fiducia in questo modo, riuscendo poi anche a spingersi oltre. Lo avrebbe convinto a dormire insieme, oltre che ad accompagnarlo e riportarlo a casa per più giorni, dopo la pallacanestro. Con l’aiuto di una psicologa, unica a poter porre le domande al minore, sono poi emersi nuovi elementi. Da baci sulle labbra a “giochi particolari”, che avrebbero delineato e fornito elementi importanti per ipotizzare anche un approccio fisico tra i due. Nel suo racconto, il ragazzo è stato chiaro, seppur tra notevoli difficoltà dovute al contesto nel quale si è ritrovato nuovamente ad affrontare quei fatti. A seguire le testimonianze prima di amici e parenti, poi di una cugina, che hanno spiegato di quegli approcci inequivocabili di quel 26enne nei confronti del piccolo. A decidere per una denuncia in procura furono gli accertamenti medici ai quali fu sottoposto il bimbo, in seguito anche ad una crisi di pianto, con alcune confidenze, che allarmò l’intera famiglia. Il 26enne resta indagato a piede libero. I fatti si sarebbero consumati tra i comuni di Angri e Scafati

