Torre Annunziata: la voce dei giovani contro la camorra

Una studentessa del liceo scientifico "Pitagora-Croce", scrive contro la camorra raccontando la sua tragica vicenda familiare e vince il concorso scolastico "Fare il camorrista non conviene".

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“Fare il camorrista veramente non serve a niente. Non si può stare con la famiglia, non si può uscire tranquillamente, non si possono fare passeggiate ed è difficile crearsi amicizie”. Questa la denuncia mossa da una studentessa del liceo scientifico di Torre Annunziata “Pitagora-Croce”, che nell’ambito del progetto “Fare il camorrista non conviene” ha descritto la sua complicata situazione familiare. Suo padre è stata ucciso dalla camorra perchè affiliato di uno dei clan della zona, cosi come anche sua madre, che ha perso la vita sotto i suoi occhi. Parole forti e simboliche, dalle quali emerge tutta la voglia di riscatto per il territorio oplontino, sempre più spesso inquadrato come luogo di convivenze di tipo camorristico, con ripercussioni nel mondo politico, sociale ed economico. Un marchio che le nuove generazioni giudicano come un macigno, che infanga continuamente la dignità delle persone oneste che hanno voglia di ribellarsi, di vivere in piena libertà e tranquillità. Chi l’ha detto che il figlio di un camorrista debba necessariamente essere come il padre? Sono questi i più classici dei luoghi comuni che i giovani, con il loro esempio, vogliono cercare di annientare. L’impressione è che questi studenti abbiano iniziato a farlo nel modo giusto, seguendo l’esempio del giornalista ucciso dalla camorra, Giancarlo Siani. E lo fanno parlandone, scrivendone contro e puntando su quelle forme di violenza che si consumano ogni giorno, sotto gli occhi indifferenti di quanti ancora oggi hanno paura di denunciare.

Roberta Montanaro