Santissimo Sacramento, a Cava la festa dei pistonieri continua. Ieri la messa e la tavolata a Monte Castello, con la rituale benedizione e gli spari; sabato 4 giugno protagonista sarà il borgo storico di Cava de Tirreni, dove si terrà il corteo storico a partire dalle 18.00 fino alle 21.30, mentre domenica 5 giugno, alle 23.00, spazio ai fuochi pirotecnici e il tradizionale incendio del castello metelliano.

Sebbene ormai l’aria di festa si respiri ovunque in città, a Cava c’è chi si indigna ancora per i ripetitori messi sul castello di Monte Sant’Adjutore. La foto che pubblichiamo oggi è tratta dal social network Facebook ed è stata pubblicata, in particolare, da un cavese che ieri mattina ha mostrato tutto il suo sdegno per come è stato “ridotto” il simbolo della città di Cava. Antenne e ripetitori. Una modernità che secondo molti non doveva intaccare l’antico maniero.
Lo sdegno ha coinvolto più cittadini, ma non ha però fatto passare in secondo piano quella che è la grande festa dedicata al Santissimo Sacramento. Una festa iniziata nel 1657, voluta dai cavesi per ricordare che Cava de’ Tirreni è “Città Eucaristica” dal 1656. In quell’anno il Regno di Napoli fu contaminato dalla peste bubbonica, portata in Italia da 40 soldati spagnoli contagiati. In soli pochi mesi la popolazione metelliana venne dimezzata. 6.300 circa le persone che morirono, secondo quanto registrato negli archivi. Nel 1656, in autunno, don Franco, l’unico parroco rimasto ancora in vita, decise di portare in processione l’ostia sacra. Alla processione parteciparono pochissime persone. Il sacerdote, dopo aver percorso la Cava del tempo, salì sul monte e impartì la benedizione sacra contro la peste all’intera vallata, girando l’ostensorio in corrispondenza dei quattro punti cardinali.
Nel dicembre la peste era sparita da cava e dal resto del territorio. E dal 1657 i cavesi ricordano l’evento con un’apposita festa, che si tiene nel giovedì dopo il Corpus Domini. Così come è stato fatto ieri.
Ieri mattina gli otto Casali di Pistonieri sono giunti al castello e, dopo aver issato il vessillo, hanno partecipato alla Santa Messa. Da quel momento, hanno iniziato a sparare i loro archibugi in segno di solennità. Poi, pranzo, a cui partecipano anche moltissimi civili. Un pranzo che anche quest’anno ha seguito la tradizione: pasta e fagioli, soppressate, milza di vitella (‘a mevz), zucchine alla scapece, formaggi di vario genere e buon vino. Tutta Cava ha vissuto il momento della benedizione ai quattro punti cardinali con estrema devozione. E adesso, spazio alla festa che si terrà domani. Per le strade cavesi gli esponenti delle diverse associazioni daranno vita ad un corteo storico che proietterà la città agli antichi sfarzi medievali e rinascimentali. Domenica, invece, i fuochi pirotecnici. Domenica sera, infatti, alle ore 23, dal Monte ci sarà il tradizionale sparo di fuochi d’artificio e il suggestivo incendio del castello.






