Per qualcuno il maxi furto di carte d’identità presso gli uffici comunali di via Libroia era solo una «questione di tempo». Quando due giorni fa i dipendenti comunali si sono resi conto che una banda di malviventi era entrata indisturbata in tutta la struttura, trafugando 1500 documenti di identità in bianco e quasi 500 euro in contanti, non hanno mostrato grande stupore. Le ragioni sono diverse, una su tutte la questione sicurezza. Con gravi lacune, in piccola parte colmate solo qualche anno fa, con la riparazione di un cancello elettrico che mise finalmente “al sicuro” l’accesso secondario al comando dei vigili. Ci vollero anni per trovare i fondi necessari alla sua manutenzione. I caschi bianchi erano costretti a chiuderlo a mano, con una catena e un catenaccio di fortuna. Non è invece cambiato nulla presso l’accesso principale, che porta a settori comunali importanti. Come gli uffici dell’Anagrafe, i servizi sociali e la pubblica istruzione, giorni fa meta di manigoldi che indisturbati hanno lasciato in evidenza i segni del loro saccheggio. Eppure, l’evento in se poteva essere prevedibile. Quantomeno “grave” che il sistema d’allarme risulti inattivo da anni, nonostante solleciti e richieste di intervento mai raccolte
Ma non va meglio neanche all’ingresso: la videosorveglianza c’è, ma aggirarla pare che per i ladri non sia risultato essere un gran problema. Così come quello per penetrare all’interno. Alcuni dipendenti rimarcano l’utilità della presenza di un custode o un presidio che regoli entrate ed uscite: «Parliamo pur sempre di uffici comunali – dice un dipendente – quindi di uffici pubblici. Da tempo siamo al punto di dover constatare persino la presenza di chi entra, indisturbato, venendo a chiedere l’elemosina. O le tensioni che spesso si registrano presso i servizi sociali, settore delicato». Insomma, il furto di mercoledì notte ha lasciato l’amaro in bocca. Con la sensazione che forse, qualcosa per prevenire davvero quel raid, si poteva fare già anni fa.

