Il caso del campo da tennis “abusivo” di via Dante Alighieri è al centro di un processo presso il tribunale di Nocera Inferiore. A dover rispondere davanti al giudice monocratico di abuso edilizio è il responsabile della struttura. La vicenda comincia nel 2014, con un’indagine della procura e un contestuale controllo delle forze dell’ordine che sequestrano la costruzione, per poi far partire un’attività di accertamenti che comprende anche sentire a sommarie informazioni tecnici incaricati alla gestione dell’impianto. Sul caso, il Comune di Angri preparò anche una diffida che chiedeva il ripristino dello stato dei luoghi entro sessanta giorni, insieme ad una relazione tecnica che ripercorreva tutti i passaggi legati alla costruzione. A partire da un primo sopralluogo effettuato proprio da un tecnico comunale, in compagnia di carabinieri e vigili urbani. Il responsabile e committente della tendo struttura è ora sotto processo perché quest’ultima sarebbe risultata difforme rispetto all’autorizzazione. In sostanza, secondo un documento del Comune, l’impianto doveva essere rimovibile. Ma fu fatto in ferro e cemento, bloccato al suolo, con tettoia e copertura saldata e coibentata, insieme a bagno e spogliatoio all’interno del prefabbricato
Secondo le indagini, il progetto sarebbe stato effettuato senza la direzione di un professionista abilitato e la denuncia allo sportello unico comunale. Fu proprio un ingegnere del comune, sentito dagli inquirenti, ad aggiungere che non vi fosse alcun titolo abilitativo rilasciato e utile alla realizzazione dell’opera. Nella relazione dell’Ente si leggeva che il campo da tennis non risultasse «affatto rimovibile, con struttura asfaltata, con travi di cemento armato, con perimetro misto ferro e legno divisa in due locali in uso bar e segreteria, spogliatoi, docce e bagni in ferro e lamiera collegati direttamente all’impianto fognario della scuola Galvani, in assenza di contatore Gori, risultati privi di autorizzazione sanitaria». A mancare era anche il collaudo strutturale e l’agibilità. I carabinieri la posero sotto sequestro nel giugno 2014, insieme al supporto dei vigili urbani, aprendo di fatto la strada ad un mare di polemiche da parte di associazioni e consiglieri d’opposizione.

