Omicidio Simonetta Lamberti. Conferma pena di 30 anni per Antonio Pignataro

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Si chiude la vicenda giudiziaria sulla morte di Simonetta Lamberti, la 11enne figlia del giudice Alfonso Lamberti, uccisa da una serie di proiettili destinati al padre nel mese di maggio del 1982. La Corte di Cassazione ha confermato ieri la condanna in secondo grado per Antonio Pignataro, reo confesso di aver preso parte al commando omicida. La decisione degli ermellini è di fatto la stessa che aveva chiesto il procuratore generale. E cioè, la condanna per Antonio Pignataro a 30 anni. Fu proprio lui, di Nocera Inferiore, a riaprire il caso nel 2012, decidendo di pentirsi e di raccontare la verità su quel 29 maggio. Un peso impossibile da sopportare, soprattutto durante la sua detenzione in carcere. Il pensiero di aver ucciso una ragazzina di appena undici anni era troppo. L’omicidio si consumò lungo la Provinciale che collega il comune di Vietri sul Mare (papà e figlia erano andati li per trascorrere una giornata di sole e mare) a Cava de’ Tirreni (il comune dove viveva la famiglia del giudice Lamberti).

Pignataro fu condannato nei primi due gradi di giudizio alla pena di trent’anni. Fu lui a sparare alla piccola. La decisione di ieri è maturata a seguito di un ricorso che la difesa di Pignataro aveva presentato dopo la sentenza in Appello. Nelle motivazioni dei giudici, il sicario non sarebbe stato preciso nella ricostruzione dei fatti, facendo emergere alcune contraddizioni. Con lui, a svolgere il ruolo di “sentinella”, pronto ad avvisare il commando del passaggio del giudice. La pena di trent’anni era frutto del rito abbreviato e di uno sconto, che evitò l’ergastolo a Pignataro, 57enne killer “pentito” anche lui presente in quella Fiat 127 che avrebbe fatto da staffetta, rallentando l’auto del magistrato. Di fatto, affiliato al clan di Cutolo, Pignataro fu interessato da diversi procedimenti per camorra, fino a quando il pm Vincenzo Montemurro mise nero su bianco alcune sue dichiarazioni, riaprendo di fatto il caso di Simonetta Lamberti. Le confidenze di Pignataro ad un altro carcerato, Angelo Moccia, confluirono in un verbale dove il nocerino si disse pentito per quanto successo alla piccola.