Siano, clan voleva controllare il comune: tornano in liberta’ due degli indagati

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Dal carcere all’obbligo di dimora: così ha deciso il Tribunale di Salerno per Luigi Lamberti e Giuseppe Letizia. Il primo, 60enne di Pagani e il secondo, 56enne di Capodrise, sono entrambi difesi dall’avvocato Giuseppe Buongiorno. Insieme ad altre 20 persone, furono coinvolti nella maxi inchiesta soprannominata “Annibale”, condotta dall’allora procuratore dell’Antimafia Franco Roberti. In un periodo compreso dal gennaio 2009 all’ottobre 2010 – attraverso una serie (almeno 16 quelli ricostruiti) di atti intimidatori, diverse persone ritenute inserite in un’organizzazione criminale avrebbero avuto come obiettivo quello di controllare la gestione della cosa pubblica, oltre che delle attività economiche del comune a nord del salernitano. Come spiegò il procuratore Roberti, molti di loro avevano deciso di riempire il vuoto lasciato dai Graziano nell’Agro nocerino, a colpi di minacce e attentati. Nelle fasi iniziali del piano criminoso, oggi oggetto del dibattimento al tribunale di Salerno, furono incendiate le auto di alcuni cittadini, per poi essere presi di mira tecnici comunali e politici. Anche il sindaco Sabato Tenore. L’intento era di generare un clima di paura generale. Nell’aprile 2010, una bomba esplose davanti all’abitazione del primo cittadino, mentre la sorella fu destinataria di un altro attentato. I carabinieri del nucleo Investigativo di Salerno accertarono anche l’incendio di alcuni mezzi per la raccolta dei rifiuti, muri imbrattati con scritte minacciose e un muso di maiale, a mò di avvertimento, trovato nei pressi di un negozio di fuochi pirotecnici. Per la Dda, quel gruppo era legato al clan Cava di Quindici. Lo scopo era di mettere le mani sugli appalti del comune di Siano, quelli del post frana, ma non solo. Qualche giorno fa, la decisione per due degli indagati di scarcerazione, dietro istanza dell’avvocato difensore.