Ci sono altre due persone iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Potenza per la scomparsa di Gaetano Sessa, 43enne paganese di cui non si ha più traccia dal 5 luglio 2013. In sede d’udienza preliminare, il pubblico ministero ha iscritto i nominativi del direttore generale e sanitario della casa di cura nel comune di Venosa. La struttura dove Sessa era ricoverato. Stando a quanto contestato dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Gerardo Striano, i vertici del centro non avrebbero adeguatamente attuato protocolli o disposto linee guida per l’assistenza dei pazienti. Era sera, intorno alle 20.30, quando Gaetano scomparve dal centro di riabilitazione dove si stava curando. Per quei fatti, la procura iscrisse per poi chiedere il processo cinque persone, accusate di abbandono di persone minori o incapaci. L’uomo era affetto da un grave deficit mentale, nello specifico psicosi da innesto. Ora una nuova iscrizione, questa volta nei confronti dei vertici della struttura, l’istituto “Padri trinitari” di Venosa.
Gaetano fu visto l’ultima volta davanti al portone d’ingresso del centro, mentre fumava una sigaretta. Quando notarono che non era rientrato, la struttura lanciò l’allarme e le conseguenti ricerche, affidate a carabinieri e vigili del fuoco. La famiglia, in particolare la madre Felicia, ha da anni un solo desiderio: avere informazioni su quanto avvenuto al figlio. Gli appelli lanciati in passato, anche attraverso trasmissioni televisive, non hanno mai sortito effetti. Una delle prime ipotesi sulle quali si concentrarono i carabinieri fu un allontanamento spontaneo. Ad incidere sul possibile comportamento di Gaetano, potrebbe essere stata anche la patologia della quale soffriva. La stessa ipotesi dell’omicidio, così come quella di un incidente, fu vagliata all’epoca dagli investigatori. Tra le stranezze, il fatto che Gaetano non si fosse mai allontanato spontaneamente dalla sua famiglia, così come nessuna segnalazione di avvistamento sia mai stata comunicata in questi anni. Gli inquirenti effettuarono anche degli scavi nelle zone circostanti, senza però trovare nulla Da qualche giorno, la difesa ha chiesto alla procura di poter utilizzare geo-radar e “cani per cadaveri” nel processo di ricerca del 43enne.

