
Le condizioni cliniche peggiorano rapidamente, medici e famiglia concordano sulla Pianificazione condivisa delle cure. L’Ecmo resta attiva
La vicenda del bambino trapiantato di cuore a Napoli entra in una fase ancora più delicata e dolorosa. Dopo una lunga riunione tra medici e familiari, all’Ospedale Monaldi è stato definito un nuovo percorso terapeutico orientato esclusivamente all’alleviamento delle sofferenze, escludendo ogni forma di accanimento terapeutico. Una decisione maturata alla luce di una prognosi definita infausta, legata all’impossibilità di procedere a un nuovo trapianto.
Le condizioni cliniche in rapido peggioramento
Nel bollettino diffuso nel pomeriggio, l’ospedale ha confermato che nelle ultime dodici ore le condizioni del piccolo paziente hanno registrato un ulteriore e progressivo peggioramento. Il cuore trapiantato due mesi fa, già danneggiato, non consente ulteriori opzioni chirurgiche. In questo contesto, l’équipe sanitaria ha proposto una de-escalation terapeutica, mantenendo solo le cure strettamente salvavita.
Ecmo non verrà staccata
Un punto centrale della decisione riguarda l’Ecmo, il sistema di circolazione e respirazione extracorporea che ha consentito al bambino di sopravvivere finora. I medici hanno chiarito che la sospensione immediata della macchina avrebbe un effetto letale. Per questo motivo l’Ecmo non verrà staccata, mentre saranno eliminate altre terapie ritenute non più utili alla condizione clinica, come la microfiltrazione del sangue.
Il percorso è stato definito nell’ambito della Pianificazione Condivisa delle Cure, istituto previsto dalla legge 219 del 2017, che consente di modulare gli interventi sanitari in accordo tra équipe medica e familiari, nel superiore interesse del paziente.
Una scelta condivisa e legalmente fondata
Alla riunione hanno partecipato i medici del Monaldi, la madre del bambino, il medico legale delegato dalla famiglia e i legali. L’obiettivo dichiarato è evitare trattamenti sproporzionati e concentrarsi sul controllo del dolore e sulla dignità del piccolo paziente. Si tratta, hanno ribadito i sanitari, di una scelta che non ha nulla a che vedere con l’eutanasia.
Sul piano giuridico ed etico, diversi esperti hanno sottolineato come l’interruzione o la progressiva riduzione di terapie intensive, quando non offrono più benefici clinici, rientri pienamente nel quadro normativo italiano. Anche l’eventuale futura sospensione dell’Ecmo, se condivisa tra medici e famiglia, sarebbe configurabile come evitamento dell’accanimento terapeutico.
L’invito al rispetto e al silenzio mediatico
Sulla vicenda è intervenuto anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, che ha invitato a ridurre l’esposizione mediatica, nel rispetto del dolore e dell’intimità della famiglia. Un appello condiviso da più parti, affinché l’attenzione resti concentrata sulla tutela del bambino e non sul dibattito pubblico.
La voce delle istituzioni
Parole di sostegno sono arrivate anche da Vincenzo De Luca, che ha parlato di “una grande lezione di dignità” da parte della madre del bambino, ribadendo al tempo stesso il ruolo dell’ospedale Monaldi come punto di riferimento sanitario di eccellenza.
Mentre proseguono gli accertamenti sulle responsabilità legate al trapianto, la priorità resta ora una sola: accompagnare il piccolo paziente con cure appropriate, umane e rispettose, in una delle prove più difficili che una famiglia e una comunità possano affrontare.
