Tatuaggi: sono davvero nocivi per la salute ?

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Tatuaggi: sono davvero nocivi?

Una ricerca internazionale rivela come l’inchiostro dei tatuaggi si accumuli nei linfonodi e possa innescare un’infiammazione cronica. Nel mirino soprattutto i pigmenti nero e rosso

I tatuaggi non sono solo una scelta estetica. A riaccendere il dibattito sui loro effetti sull’organismo è un nuovo studio che analizza le conseguenze sul sistema immunitario, un tema rilevante se si considera che tra il 13 e il 21 per cento della popolazione dell’Europa occidentale ha almeno un tatuaggio, secondo i dati pubblicati su European Journal of Public Health.

Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto sui colori utilizzati per i tatuaggi e sui possibili legami con diverse patologie. Ora un lavoro definito innovativo, condotto dall’Istituto di Ricerca in Biomedicina e affiliato all’Università della Svizzera italiana, offre nuovi elementi di valutazione. La ricerca, guidata da Santiago F. González e pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, si concentra sui potenziali danni al sistema immunitario.

Lo studio sui tatuaggi e il sistema immunitario

Il lavoro è il risultato di sette anni di ricerca e della collaborazione con dodici gruppi internazionali. Gli scienziati hanno analizzato il percorso dell’inchiostro all’interno dell’organismo utilizzando modelli animali e campioni umani, focalizzandosi sui tre colori più diffusi: nero, rosso e verde.

I risultati mostrano che, dopo l’esecuzione di un tatuaggio, l’inchiostro migra rapidamente attraverso il sistema linfatico e si accumula in grandi quantità nei linfonodi già nel giro di poche ore. In questa fase entrano in gioco i macrofagi, cellule chiave del sistema immunitario, che catturano i pigmenti dando origine a una risposta infiammatoria articolata in due momenti distinti.

Infiammazione acuta e cronica: cosa accade nei linfonodi

La prima fase è acuta e dura circa due giorni. Segue poi una fase cronica che può protrarsi per anni. È proprio questa infiammazione prolungata a destare le maggiori preoccupazioni, perché potrebbe indebolire nel tempo le difese immunitarie e aumentare la vulnerabilità a infezioni e, in casi rari, a tumori.

Lo studio evidenzia inoltre che i macrofagi non riescono a scomporre l’inchiostro. Questo porta alla loro morte, soprattutto in presenza di pigmenti rossi e neri, considerati i più tossici. Il processo innesca così un ciclo continuo: nuove cellule immunitarie inglobano il pigmento, muoiono e favoriscono un ulteriore accumulo di inchiostro nei linfonodi.

Le reazioni della comunità scientifica

I risultati hanno suscitato un ampio dibattito anche fuori dall’ambito accademico. L’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato lo studio sui social sottolineando che l’accumulo di inchiostro può alterare la risposta immunitaria e che, seppur raramente, è stato associato a un aumento del rischio di alcuni tumori del sangue. «Non sono opinioni, ma i risultati di uno studio», ha precisato.

Gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Secondo il team svizzero, saranno necessari ulteriori studi per ampliare la comprensione di questi meccanismi e valutare con maggiore precisione l’impatto a lungo termine dei tatuaggi sulla salute. Nel frattempo, la ricerca apre un nuovo fronte di riflessione su una pratica sempre più diffusa e spesso considerata priva di conseguenze mediche.