Addio a Vincenzo D’Agostino: il paroliere napoletano che entrava nel cuore della gente

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vincenzo d'agostino

La canzone napoletana ha perso una delle sue penne più prolifiche e amate. Vincenzo D’Agostino, autore di oltre 3.600 testi in quarant’anni di carriera, si è spento ieri all’Ospedale del Mare di Napoli a 64 anni, stroncato da un arresto cardiaco conseguente a una crisi respiratoria. Da mesi combatteva contro un tumore ai polmoni, aggravato da precedenti infarti e da una vita intensa, segnata da successi planetari ma anche da sacrifici personali enormi.

Nato a Napoli il 15 settembre 1961, D’Agostino è entrato nel mondo della musica negli anni ’80 come cantante e autore. La sua vera esplosione arriva però negli anni ’90, quando inizia un sodalizio leggendario con Gigi D’Alessio: scrive i testi di quasi tutti i suoi album dal 1991 al 2005, dai primi successi come Cient’anne (in duetto con Mario Merola) fino a hit sanremesi come Non dirgli mai (Sanremo 2000), Tu che ne sai (2001), L’amore che non c’è (2005) e Ragazza di periferia per Anna Tatangelo. Quei brani hanno venduto milioni di copie, certificato dischi di platino multipli e segnato l’epoca del pop napoletano che conquista l’Italia intera.

Ma D’Agostino non è stato solo “il paroliere di Gigi D’Alessio”. La sua firma compare su canzoni per Mario Merola, Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla, Gigi Finizio, Tony Colombo, Gianni Fiorellino, Annalisa Minetti e tanti altri. Ha spaziato dalla sceneggiata classica alla melodia romantica, fino al pop radiofonico e alle sigle televisive di programmi Mediaset e Rai (da Amici a Un medico in famiglia). Negli ultimi anni ha vissuto un nuovo exploit virale grazie a Rossetto e caffè, scritta con e per Sal Da Vinci: il brano ha totalizzato oltre 450 milioni di stream tra YouTube, Spotify, TikTok e download, diventando una delle hit più ascoltate della musica napoletana contemporanea.

La sua prolifica produzione – oltre 20 milioni di dischi venduti in carriera – gli è valsa l’appellativo di “Mogol dei neomelodici” o “Mogol di Napoli”: un autore capace di toccare il cuore con versi semplici ma potentissimi, che parlano d’amore, gelosia, tradimento e riscatto in un linguaggio universale, radicato però nell’anima partenopea.

La notizia della morte ha scatenato un’onda di cordoglio immediato. Gigi D’Alessio ha postato un messaggio commosso: “Senza parole… Vivrai per sempre nella mia voce”. Sal Da Vinci ha ricordato: “Grazie per avermi regalato Rossetto e caffè e tanto altro… Riposa in pace, amico mio”. Tanti altri artisti – da Finizio a Merola – hanno espresso dolore sui social e nei gruppi WhatsApp della scena napoletana.

Vincenzo D’Agostino lascia un vuoto enorme: non solo per le canzoni che ha scritto, ma per il modo in cui ha saputo rinnovare la tradizione napoletana senza tradirla, portandola dal vicolo al palco di Sanremo, dallo stereo di casa ai miliardi di visualizzazioni digitali. La melodia partenopea oggi è un po’ più silenziosa, ma le sue parole continueranno a risuonare ovunque ci sia qualcuno che ama, soffre o sogna in napoletano.