Il Maradona ha ospitato ieri sera una partita che, per intensità e colpi di scena, ha ricordato le grandi sfide di un tempo, quando lo scudetto era ancora un discorso aperto. Invece, Napoli-Roma 2-2 lascia entrambe le squadre con un punto che sa più di consolazione che di conquista. Gli azzurri rimangono terzi a quota 50, con il distacco dall’Inter che resta abissale; la Roma sale a 47 e si tiene il quarto posto, ma esce dal campo con la sensazione di aver buttato via due occasioni per agganciare la zona alta.
La partita ha avuto un padrone assoluto per lunghi tratti: Donyell Malen. L’olandese arrivato a gennaio è diventato in poche settimane il centravanti che Gasperini sognava. Quarto gol in sei partite (cinque in campionato), doppietta ieri sera: il primo su assist splendido di Zaragoza dopo una ripartenza chirurgica, il secondo dal dischetto con la freddezza di chi sa di valere la differenza. Malen non è solo un finalizzatore: tiene palla, attacca la profondità, costringe le difese a raddoppiare. Contro un Napoli che ha dominato il possesso (oltre il 60%) ma ha faticato a verticalizzare con continuità, l’ex Dortmund ha fatto male ogni volta che la Roma ha recuperato palla. Gasperini lo ha servito su un piatto d’argento inserendolo titolare e dandogli libertà di svariare: il risultato è una Roma che, per la prima volta da tanto tempo, ha un terminale offensivo credibile e pericoloso in ogni transizione.
Eppure quel vantaggio doppio non è bastato. Qui entra in scena il vero tema del match: la resilienza del Napoli di Conte. Dopo l’eliminazione cocente in Coppa Italia, gli azzurri potevano crollare sotto il colpo psicologico del secondo gol su rigore (fallo evitabile di Rrahmani su Wesley). Invece hanno reagito con orgoglio, senza inventare nulla di straordinario ma sfruttando al meglio le entrate dalla panchina. Alisson Santos, entrato al 72’, ha cambiato il volto della partita in dieci minuti: rasoiate, accelerazioni, e poi quel destro secco da fuori area all’82’ che ha beffato Svilar. Primo gol in Serie A per il brasiliano classe 2003, arrivato a gennaio dallo Sporting: non un caso, ma il segnale che il mercato invernale di De Laurentiis sta già dando frutti. Accanto a lui Giovane, subentrato poco prima, ha fornito l’assist con intelligenza.
Il pareggio finale dice che il Napoli ha ancora carattere – dei campioni d’Italia è rimasto almeno quello – ma anche che la fase difensiva è diventata permeabile: due gol subiti in una gara casalinga non capitava da tempo. Conte sa che senza una maggiore solidità al centro (Rrahmani in difficoltà, Beukema non sempre impeccabile) la rincorsa Champions rischia di diventare un’illusione. La Roma, dal canto suo, esce con la consapevolezza di poter competere ad armi pari contro chiunque, ma paga ancora una volta la mancanza di cinismo: avanti due volte, non ha chiuso i conti e ha permesso al Napoli di rientrare.
In sintesi, un pareggio giusto per ciò che si è visto in campo: una sfida equilibrata, spettacolare, decisa più dagli episodi e dalle sostituzioni che da una superiorità netta. Malen è il valore aggiunto che Gasperini aspettava; Alisson Santos è la scintilla che Conte spera diventi fiamma costante. Per entrambe, però, lo Scudetto è ormai un capitolo chiuso. La vera posta in gioco resta la Champions: e su questo fronte, il punto di ieri sera lascia tutto aperto, ma con un sapore amaro per chi ha avuto tra le mani la vittoria.

