Cuore “bruciato” dal gelo a Napoli: sequestrato il box di plastica usato per il trapianto

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Morte Domenico, Nas al Monaldi: “Cartella clinica incompleta”

L’inchiesta sulla tragica vicenda del piccolo Tommaso, il bambino di due anni ricoverato al Monaldi di Napoli, si arricchisce di dettagli tecnici inquietanti che spostano l’attenzione sulle modalità di trasporto e conservazione dell’organo. Gli investigatori del NAS di Napoli, coordinati dalla Procura partenopea, hanno proceduto al sequestro del box utilizzato per il trasferimento del cuore da Bolzano. Dalle prime analisi emergerebbe un dato allarmante: l’organo non avrebbe viaggiato in un contenitore medico certificato, dotato di sistemi di monitoraggio termico costante, bensì in un comune contenitore di plastica rigida, privo dei requisiti tecnologici necessari per una procedura così delicata.

Il fulcro dell’indagine, tuttavia, non riguarda solo la natura del contenitore, ma soprattutto l’agente refrigerante utilizzato al suo interno. Gli inquirenti ipotizzano che il cuore sia stato letteralmente “bruciato” dall’uso improprio di ghiaccio secco in sostituzione del ghiaccio tradizionale. Mentre quest’ultimo mantiene temperature vicine allo zero, il ghiaccio secco può raggiungere i -80°C, una temperatura estrema che avrebbe causato lesioni irreversibili ai tessuti dell’organo, rendendolo di fatto inutilizzabile nonostante il trapianto sia stato comunque portato a termine.

Parallelamente all’attività di Napoli, le indagini si sono estese anche in Trentino-Alto Adige. Il NAS di Trento sta infatti conducendo accertamenti mirati per ricostruire la catena di approvvigionamento del materiale refrigerante a Bolzano. Gli investigatori devono chiarire chi abbia materialmente reperito il ghiaccio secco e, soprattutto, chi avesse l’onere di vigilare sulla corretta preparazione del box prima che l’equipe medica campana decollasse verso il capoluogo partenopeo. La presenza di altre equipe mediche giunte in loco per il prelievo di altri organi servirà a stabilire se si sia trattato di un errore isolato o di una falla procedurale più ampia.

Questo nuovo scenario investigativo aggrava la posizione delle figure coinvolte, poiché delinea una serie di omissioni che vanno dal mancato rispetto dei protocolli di trasporto alla presunta assenza di controlli preventivi alla partenza. Mentre la magistratura cerca di individuare le responsabilità individuali tra il personale sanitario e i fornitori dei materiali, la priorità assoluta resta la salute del bambino, la cui vita è stata messa ulteriormente a rischio da una gestione logistica che appare, allo stato delle indagini, priva delle garanzie minime di sicurezza.