Intervista ad Amalinze: “Tu sei la mia città”

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Diamo voce a chi sceglie di vivere qui, coinvolgiamolo nelle decisioni sul futuro della città. È un invito ai giovani a partecipare e a chi ha il potere a non lasciarli ai margini…”.

di Marco Visconti

Amalinze, autore e interprete del testo, è una voce di rilievo del panorama locale e nazionale, già vincitore dei premi ‘Squarciare i Silenzi’ (2015), ‘Giffoni Rap Contest’ (2019), ‘Ritratti di Territorio’ (2020) e ‘Gatta Cenerentola’ (2023). In occasione dell’uscita del suo nuovo brano dedicato a Pagani, dal titolo “Tu sei la mia città”, è nata questa intervista per esplorare il legame profondo tra l’artista e le sue radici.

Pagani la stringi con forza, rivendicandola attraverso l’aggettivo possessivo “mia”. In un’epoca di sradicamento, senti che ci sia oggi un’urgenza nel tornare a usare i possessivi per riappropriarci fisicamente e identitariamente della nostra città?

Questo “mia” nasce da due fattori. Uno è concettuale: è un invito a sentire un luogo come proprio, non per possederlo, ma perché diventi parte di sé, proprio come lo sono la mia voce, la mia testa o il mio scheletro. È un modo per dire che Pagani mi appartiene nel profondo, che è parte di me. Poi c’è un piano più musicale: ho pensato molto alla componente “cantabile” del brano e, in quel contesto, quel “mia” diventa il “mia” di chiunque lo canti, ogni volta. È un “nostra” che si maschera da “mia”, quindi: un’affermazione personale che invita alla condivisione“.

Pagani mi evoca la Leonia delle Città Invisibili di Calvino, una realtà che rischia di soffocare sotto le proprie macerie. Eppure, con la tua musica ci inviti a cambiare lente, a cercare il bello dove altri vedono solo rassegnazione. Questo approccio nasce da un desiderio impellente di riscatto dall’asfissia che ha segnato il territorio negli ultimi anni?

Intanto, mi fa piacere che tu abbia evocato Calvino: Le città invisibili compaiono già in un mio brano del 2021 con Alfonso Calandra, Squarciare i silenzi, dove parlo proprio di Pagani. Io sono tra quelli che non credono si debba forzare la mano per trovare la poesia dove la poesia non c’è ; allo stesso tempo, credo che oggi ci siano troppe cose chiamate “poesia” che non lo sono davvero, e questo finisce per rendere invisibile la poesia autentica. Con questo brano (e ancora di più con il video) ho cercato proprio quella poesia sommersa che ancora esiste, ma che bisogna aver voglia di guardare. La disillusione, purtroppo, è un tratto dominante di questa epoca, non solo di Pagani che, comunque — almeno nei miei 36 anni di vita — nessuno è riuscito a riscattare davvero. Per me, questo è solo un motivo in più per continuare a fare la mia parte“.

Da sinistra a destra: Gerardo Russo e Amalinze (Francesco Nacchia).

Dici che “Pagani è di chi resta”, ma di chi resta per scelta o per inerzia?

“Pagani è di chiunque. Ti ringrazio per questa domanda, perché mi permette di chiarire il senso di quella frase. Il messaggio è semplice: diamo voce a chi sceglie di vivere qui, coinvolgiamolo nelle decisioni sul futuro della città. È un invito ai giovani a partecipare e a chi ha il potere a non lasciarli ai margini. Ma non è un’esclusione per chi è andato via: chi parte continua ad amare questa terra e sicuramente non vuole vederla in rovina. Affidarla a chi resta (se motivato e coinvolto) può essere un atto di fiducia verso il futuro”.

Mentre c’è chi riduce la tradizione della Madonna delle Galline a mero business, c’è chi, come Gerardo Russo, incarna il “Tosello della solitudine”. Quanto ti ha segnato questa immagine di solitudine nella tua canzone?

In generale, il suo “Tosello della solitudine” mi ha segnato tantissimo. Un mio sogno ricorrente è quello di vedere il mare della Costiera Amalfitana da Pagani. La vicinanza della mia città al mare, pur resa più “complicata” dalla presenza dei Monti Lattari, mi ha sempre affascinato. Il fatto che gli stessi Monti Lattari che abbiamo a Pagani finiscano nel mare crea un legame fisico e simbolico con la Costiera che spesso dimentichiamo e che, invece, merita di essere valorizzato. L’anno scorso, durante la festa della Madonna delle Galline, ho incontrato Gerardo in piazza Corpo di Cristo e mi ha raccontato che da lì, dal suo Tosello, si vede il mare. Non quello della Costiera, ovviamente, ma pur sempre il mare, fino a Ischia. All’epoca stavo già lavorando al brano e, nelle fasi finali della sua realizzazione, ho pensato di coinvolgere Gerardo in qualità di cultore della materia storica e geografica del luogo per scegliere insieme i riferimenti visivi e le frasi da inserire nel video. (Nota: Gerardo Russo si è occupato della sezione relativa a Napoli nell’Ottocento nel volume “Il libro dei viaggi nel tempo di Napoli”, edito da Newton Compton Editori, scrivendo un capitolo dal titolo “Il Grand Tour in Costiera” che racconta anche del passaggio da Pagani di artisti bramosi di conoscere la Costiera Amalfitana).

In Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, Fernand Braudel ci insegna a guardare la “lunga durata”: quel tempo lento e profondo dettato dal paesaggio. Tu sembri aver ritrovato questa dimensione proprio sui Monti Lattari, contrapponendola alla frenesia della valle. Tuttavia, se il monte è il custode di questa lentezza poetica, il Fiume Sarno è il suo riflesso ferito. Senti l’urgenza di rendere anche lo scempio dei nostri monti il fulcro di una tua prossima denuncia in musica?

Mi conosci bene, e si vede. Le idee ci sono, ma il tempo per realizzarle è pochissimo. Negli ultimi anni ho pubblicato praticamente un brano all’anno, perché voglio che ogni opera sia curata al massimo, anche a livello visivo e narrativo. Non voglio fare promesse che non riesco a mantenere, ma posso dirti che i temi ambientali — che siano legati al fiume o ai monti — sono dentro di me da sempre. È il mio modo di stare al mondo e anche di fare rap. Del resto, il rap nasce per essere voce di denuncia. Tra l’altro, il brano Il fiume Sarno ha aperto delle strade che vedranno presto la luce in due progetti importanti, ma per ora non posso dire di più. Per quanto mi riguarda, spero di sfruttare il tempo che ho a disposizione per la musica nella realizzazione di un live strutturato proprio sulla mia terra. Vedremo“.