Laureate più brillanti dei colleghi, ma penalizzate da stipendi e carriere
Il Rapporto di genere AlmaLaurea 2026, presentato oggi presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, delinea uno scenario tanto nitido quanto amaro per le donne nel sistema accademico e lavorativo italiano. I dati emersi in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza confermano una tendenza storica: le donne rappresentano la maggioranza dei laureati, circa il 60%, e superano gli uomini per quanto riguarda la qualità del percorso di studi. Le studentesse, infatti, si laureano più spesso nei tempi previsti e con votazioni mediamente più alte rispetto ai colleghi maschi. Tuttavia, questa eccellenza accademica non si traduce in un vantaggio nel mondo del lavoro, dove le barriere di genere continuano a resistere con preoccupante tenacia.
Una delle criticità maggiori riguarda la scelta dei percorsi formativi e la successiva progressione di carriera. Sebbene le donne dominino in settori come l’educazione e la formazione, la loro presenza nelle discipline Stem — acronimo che raggruppa scienza, tecnologia, ingegneria e matematica — rimane ferma al 41% da quasi un decennio. Questo divario si fa ancora più evidente nei livelli di istruzione superiore, come i dottorati di ricerca, dove la quota femminile scende sotto la soglia del 50%. Il rapporto evidenzia come, nonostante l’impegno istituzionale, la segregazione formativa rimanga un ostacolo strutturale difficile da scardinare.
Il vero divario, tuttavia, si manifesta una volta varcata la soglia del mercato del lavoro. A cinque anni dal titolo di secondo livello, il tasso di occupazione maschile resta superiore a quello femminile, ma è sul piano economico e contrattuale che la forbice si allarga drasticamente. Gli uomini guadagnano mediamente il 15% in più delle colleghe e godono con maggiore frequenza di contratti a tempo indeterminato, mentre le donne risultano più esposte al precariato dei contratti a termine. Si tratta di una disparità che non trova giustificazione nei meriti scolastici e che rivela la persistenza di pregiudizi sistemici.
Il fattore che più di ogni altro aggrava queste differenze è la genitorialità. La presenza di figli agisce come un potente amplificatore delle disuguaglianze, penalizzando quasi esclusivamente la componente femminile in termini di retribuzione e progressione professionale. AlmaLaurea sottolinea come il mercato del lavoro italiano fatichi ancora a integrare e valorizzare il talento femminile, creando un corto circuito dove le migliori performance universitarie vengono vanificate da dinamiche occupazionali che privilegiano ancora, nei fatti, la componente maschile.

